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	<title>SkipBlog &#187; Massimo Canale</title>
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		<title>Il limone tra storia, leggenda  e limoncello .</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2016 15:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ai limoni, raggi di luce divenuti  frutti, fa capo una delle dodici fatiche di  Ercole  che uccise il drago Ladone incaricato  con  le Esperidi  di vigilare su un giardino, per custodire i pomi d’oro che Gea aveva donato a Era &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2016/04/03/il-limone-tra-storia-leggenda-e-limoncello/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/Frederic_Leighton_-_The_Garden_of_the_Hesperides.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2291" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/Frederic_Leighton_-_The_Garden_of_the_Hesperides-300x300.jpg" alt="Frederic_Leighton_-_The_Garden_of_the_Hesperides" width="300" height="300" /></a>Ai limoni, raggi di luce divenuti  frutti, fa capo una delle dodici fatiche di  Ercole  che uccise il drago Ladone incaricato  con  le Esperidi  di vigilare su un giardino, per custodire i pomi d’oro che Gea aveva donato a Era in occasione delle sue  nozze con Zeus. Con l’aiuto delle ninfe,  Ercole si procurò i frutti e li portò ad Euristeo. Nella cultura medio orientale, soprattutto ebraica, si  parlava perlopiù dei cedri che  crescevano in Israele quando gli  ebrei rientrarono da Babilonia nel VI sec. a. C. ;  cedri denominati meli di Persia da Teofrasto di Ereso, filosofo greco ed esperto id botanica,  nel 300 a. C .</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La presenza dei limoni nel mondo romano fu confermata non solo  da Plinio il Vecchio  che lasciò notizie  sul trasporto del cedro in tante regioni ma anche  dalle piante da frutto, tra cui due limoni,  <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/particolare-albero-da-frutto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2292" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/particolare-albero-da-frutto-300x250.jpg" alt="particolare albero da frutto" width="300" height="250" /></a>dipinte sulle pareti della casa del frutteto di Pompei  e dalle trentotto piante di limone in vaso, trovate nella villa Oplonti di Torre Annunziata .Nel 1952 l’archeologo Maiuri concluse che il limone citrino ovale si era già acclimatato in Italia sin dal I  sec. d. C. In epoca romana  però non si distinse ancora  la differenza tra limone e cedro, cui si giunse verso il X secolo. Sicuramente gli arabi portarono i limoni durante le invasioni della Spagna e dell’Italia meridionale  tra il X e il XII secolo ma anche  i crociati, di ritorno dalle guerre sante,  importarono   le piante di limoni, ben presto coltivate nelle zone a clima caldo-temperato. In verità nella costiera sorrentina –amalfitana il limone era già presente nell’Alto  Medio Evo (V I sec. d. C.), come documentano le testimonianze dei medici salernitani che lo usavano a scopo terapeutico. Certamente  il “citrus limon massese” o “ femminiello massese” di Massa Lubrense, nota per i suoi limoni,  fu importato dall’oriente dai monaci gesuiti nel lontano XVII secolo e proprio il gesuita massese padre Vincenzo Maggio promosse la coltivazione dei limoni. A fine ‘500 Napoli e dintorni  erano ormai  “un gioioso loco” ricco di aranci, limoni  e cedri, tanto da fare esclamare più tardi a Goethe  “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Nel verde fogliame splendono arance d’oro. Un vento lieve spira dal cielo azzurro, tranquillo è il mirto, sereno è l’alloro. Lo conosci tu bene? …”</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/100_0165.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2294" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/100_0165-150x150.jpg" alt="100_0165" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/100_0170.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2295" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/100_0170-150x150.jpg" alt="100_0170" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/100_0171.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2296" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/100_0171-150x150.jpg" alt="100_0171" width="150" height="150" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Gran parte dell’economia sorrentina ruotò intorno all’agrumicoltura, che dall’ 800 sostituì colture non più redditizie come quella dei gelsi , anche per la sempre più massiccia importazione dall’oriente dei bozzoli destinati all’industria serica. Proprio per l’esportazione <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/pagliarelle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2297" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/pagliarelle-300x200.jpg" alt="pagliarelle" width="300" height="200" /></a>di arance e limoni verso il nord Europa e l’America agli inizi dell’800  si sviluppò la  cantieristica navale  e  di conseguenza  sempre più la tradizione marinara della penisola sorrentina, ancor oggi radicata.  Nel 1917 in penisola circolavano circa ottocento tra cavali, asini e muli per il trasporto di agrumi e  la commercializzazione dei limoni all’ estero  fu garantita tutto l’anno perché d’inverno erano conservati nelle grotte e le  piante venivano  protette  con le “pagliarelle”. Queste, ancora in uso,  sono stuoie di paglia appoggiate su pergolati   per formare una sorta di tetto sul limoneto ed  evitare che i limoni siano danneggiati dalle gelate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Solo con il limone della costiera amalfitana e sorrentina aventi il marchio IGP, cioè lo sfusato di Amalfi e l’ovale di Sorrento, si produce il limoncello, liquore digestivo di fama internazionale.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/2_CAPRI.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2298" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/2_CAPRI-1024x768.jpg" alt="2_CAPRI" width="584" height="438" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">L’origine del limoncello è piuttosto controversa e contesa tra Capri, Sorrento e Amalfi.  Se per i capresi l’imprenditore  Massimo Canale fu il primo a registrare il marchio “Limoncello” negli anni ’80, per   gli amalfitani  le origini del limoncello si fanno risalire a epoche remote,  addirittura  al tempo delle invasioni saracene quando i pescatori lo bevevano per combattere il freddo. Probabilmente invece fu  prodotto in un monastero, come tanti dolci e prelibatezza campane, anche se i sorrentini sostengono  che sin dall’inizio del ‘900 le nobili famiglie del luogo lo offrivano agli ospiti illustri, secondo una ricetta tradizionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per Achille Bonito Oliva  il limoncello è il liquore bambino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">“Liquore di antica famiglia, il limoncino, casa e chiesa, silenzioso e senza malizia di sapore, è per gli adulti senza essere vietato ai bambini. Ha il colore paziente del convitto, senza oggetto o decisione di fondo, ma con sapore continuo alla gola. Fatto per lo sguardo e malinconica distrazione, non permette e non trattiene ricordi. Liquore di passaggio, il limoncino. Un giallo che rimanda all’azzurro. Non ama essere versato ma preservato in ampolle sicure e personali. Il diminutivo limoncino dichiara un liquore infantile anzi bambino, che nasce limone e desidera diventare limoncino, sicuramente in vitro, così trasparente e guarda dalla bottiglia in girotondo…&#8221;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Esistono molte varianti della ricetta sia per le diverse percentuali di zucchero e alcool, sia  per il procedimento.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/limoni-sorrento.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2293 size-large" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/04/limoni-sorrento-1024x768.jpg" alt="limoni sorrento" width="584" height="438" /></a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Ricetta del limoncello</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Ingredienti:</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">10 limoni non verdi</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 lt di alcool per liquori</span></p>
<p><span style="color: #000000;">750g di zucchero</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Procedimento: </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sbucciare i limoni senza intaccare il mesocarpo o albèdo (la parte interna  bianca del limone), mettere le bucce in infusione nell’ alcool in un recipiente di vetro chiuso e  in un luogo fresco e buio per 9 giorni. Quando è concluso il periodo di macerazione, preparare il giulebbe versando  750 g di zucchero in un litro d’acqua, mescolando e lasciando bollire per 5 minuti circa finché lo zucchero non si sia sciolto. Quando lo sciroppo si è raffreddato, aggiungervi l’alcool con le bucce, girare e infine  filtrare con una garza e imbottigliare. Il limoncello è un ottimo digestivo da servire preferibilmente in bicchierini gelati, oppure lo si può conservare  nel congelatore  in quanto zucchero e alcool gli impediscono di congelare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Articoli correlati:</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.skipblog.it/2013/06/16/il-nocillo-nocino/" target="_blank">Il nocillo (nocino)</a></strong></span></p>
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