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	<title>SkipBlog &#187; Pasqua</title>
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		<title>Collocazione  provvisoria</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2014 14:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Duomo vecchio di Molfetta c&#8217;è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l&#8217;ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2014/04/18/collocazione-provvisoria/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2014/04/cristo-in-croce.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1815" alt="KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2014/04/cristo-in-croce-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Nel Duomo vecchio di Molfetta c&#8217;è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l&#8217;ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell&#8217;opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell&#8217;abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre &#8220;collocazione provvisoria&#8221;. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> &#8220;Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra&#8221;. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell&#8217;orario c&#8217;è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Coraggio, fratello che soffri. C&#8217;è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="color: #000000;"><a title="Antonio Bello in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Bello">Don Tonino Bello</a>, Il parcheggio del calvario, in Omelie e scritti quaresimali</span></em></strong></p>
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		<title>Il significato e la tradizione delle uova di Pasqua</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 08:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[usi e costumi]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizioni pasquali]]></category>
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		<description><![CDATA[In tutto il mondo, ormai, l&#8217;uovo è il simbolo della Pasqua. Da sempre le uova sono il simbolo della vita che nasce, ma anche del mistero, quasi della sacralità. In alcune credenze pagane il Cielo e la Terra venivano concepiti &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/03/30/il-significato-e-la-tradizione-delle-uova-di-pasqua/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a style="font-style: normal; line-height: 24px; text-decoration: underline;" href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/03/pasqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-745" style="border-color: #bbbbbb; background-color: #eeeeee; margin-top: 0.4em;" title="pasqua" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/03/pasqua-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;">In tutto il mondo, ormai, l&#8217;uovo è il simbolo della Pasqua. Da sempre le uova sono il simbolo della vita che nasce, ma anche del mistero, quasi della sacralità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In alcune credenze pagane il Cielo e la Terra venivano concepiti come due metà dello stesso uovo. Greci, Cinesi e Persiani usavano scambiarsi uova di gallina come doni per le feste primaverili, così come nell&#8217;antico Egitto le uova decorate erano regalate all&#8217;equinozio di primavera.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con l&#8217;avvento del Cristianesimo, l&#8217;uovo si legò all&#8217;immagine della rinascita non solo della natura ma dell&#8217;uomo stesso, e di Cristo. Nel Medioevo le uova venivano regalate ai bambini e alla servitù per festeggiare la Resurrezione. Ancora oggi, in Germania e in Francia, vengono nascoste le uova nei giardini per poi invitare i bambini a trovarle. Nei Paesi Scandinavi le uova sono oggetto di giochi di abilità e assumono valenze particolari come, per esempio, andare in chiesa con in tasca un uovo nato il Giovedì Santo aiuterebbe addirittura  a smascherare le streghe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> In occasione della ricorrenza dei morti, celebrata il venerdì successivo al giorno di Pasqua, gli ortodossi usano ancora colorare le uova di rosso e metterle sopra le tombe, quale augurio per la vita ultraterrena. Pare che questa tradizione sia legata a una leggenda su Maria. Si narra che la Madonna facesse giocare Gesù Bambino con delle uova colorate e che il giorno di Pasqua, tornata sul sepolcro del Figlio, vi trovasse alcune uova rosse sul ciglio. Si racconta, anche, che Maria Maddalena si presentasse all&#8217;imperatore Tiberio per regalargli un uovo dal guscio rosso, testimonianza della Resurrezione di Gesù e che Maria, Madre del Cristo, portasse in omaggio a Ponzio Pilato un cesto dorato pieno di uova per implorare la liberazione del Figlio.</span></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;"> Già nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra si fa menzione di una spesa di 18 p. per 450 uova rivestite d&#8217;oro e decorate, da donare come regalo di Pasqua. Tra le più celebri uova sono sicuramente quelle realizzate da <strong><span style="color: #800000;"><a title="uova Fabergé in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uovo_Faberg%C3%A9"><span style="color: #800000;">Peter Carl Fabergé</span></a></span></strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/03/800px-Uovo_rinascimentale.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-746" title="800px-Uovo_rinascimentale" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/03/800px-Uovo_rinascimentale.jpg" alt="" width="448" height="297" /></span></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 1885 il   maestro orafo  russo, su commissione dello zar Alessandro III di Russia , realizzò un uovo di platino contenente preziosissime sorprese per la zarina Maria Fyodorovna. Nominato gioielliere di corte,  Fabergé divenne  famoso per la sfarzosa e originale  produzione di uova pasquali ma anche per l’idea della sorpresa interna all’uovo. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi permane la tradizione pasquale  di donare uova: vere ,come gallina le ha fatte J , oppure sode , dipinte o di cioccolata. Sono l’augurio di vita rinnovata, un dolce auspicio con  piacevoli sorprese, ma soprattutto un segno di amicizia e amore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Auguri di  Buona Pasqua !  <img src="http://www.skipblog.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong><span style="color: #800000;"> </span></strong></p>
</div>
</div>
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		<title>La mitica pastiera</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 01:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pastiera è un dolce di antiche e leggendarie origini, tipico della cucina napoletana e del periodo pasquale. Si narra che in primavera la sirena Partenope emergesse dalle acque del Golfo di Napoli  per salutare con canti di gioia le &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/03/27/la-mitica-pastiera/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La pastiera è un dolce di antiche e leggendarie origini, tipico della cucina napoletana e del periodo pasquale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si narra che in primavera la sirena Partenope emergesse dalle acque del Golfo di Napoli  per salutare con canti di gioia le genti della costa. Un giorno sette belle fanciulle furono inviate per omaggiarla  con  preziosi e semplici prodotti della terra e del lavoro dell’uomo: farina, ricotta, uova ( simbolo della vita), grano, inebriante acqua di fiori d&#8217;arancio, seducenti spezie del lontano Oriente e  infine zucchero. Partenope  pose questi doni ai piedi degli dei che la ringraziarono amalgamandoli magicamente in una pastiera, più  dolce del suo canto che incantava uomini e dei.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">“L’antica pastiera dall’apparenza casalinga, onesta, sincera, color del legno stagionato, decorata col suo modesto traliccio incrociato di pasta frolla. Intanto è un dolce a metà. Il suo sapore è delicatissimo, composto come è dai chicchi di grano primaticcio ammorbiditi e ammollati, da una buona ricotta, da pezzetti di cedro, umida e fragrante d’acqua di fior d’arancio. È un dolce che sa di primavera e di nozze, di innocenza e d’infanzia, di sole e di serenità, un dolce d’altri e forse più felici, almeno più tranquilli tempi (da “Breviario della cucina napoletana” di Mario Stefanile)</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un dolce talmente  squisito, da ridare  il sorriso a tutti…</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>A Napule regnava Ferdinando</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ca passava e&#8217; jurnate zompettiando;</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Mentr&#8217; invece a&#8217; mugliera, &#8216;Onna Teresa,</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Steva sempe arraggiata. A&#8217; faccia appesa</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>O&#8217; musso luongo, nun redeva maje,</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Comm&#8217;avess passate tanta guaje.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;A Napoli regnava Ferdinando (Ferdinando II di Borbone) che passava le giornate “zampettando”; mentre invece sua moglie, donna Teresa ( Maria Teresa d’Austria) stava sempre arrabbiata. La faccia triste, il muso lungo, non rideva mai, come se avesse passato tanti guai…&#8221;( e ci credo… dopo 12 figli e un consorte allegramente zampettante al fianco)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Finchè un giorno la cameriera propose alla regina un dolce nuovo, che piaceva a uomini , donne e bambini. La pastiera addolcì la regina tanto da strapparle un sorriso. Il re esclamò:</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>&#8220;E che marina!</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Moglie mia, vien&#8217;accà, damme n&#8217;abbraccio!</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Chistu dolce te piace? E mò c&#8217;o saccio</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ordino al cuoco che, a partir d&#8217;adesso,</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>pe te fà ridere adda passà n&#8217;at&#8217; anno!&#8221;</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;E che marina! Per farti ridere ti ci vuole una pastiera? Moglie mia, vieni qua, abbracciami. Questo è il dolce che ti piace? E ora che lo so, ordino al cuoco che, a partir da oggi, faccia più spesso ‘sta pastiera. Non solo a Pasqua, chè altrimenti è un danno: per farti ridere deve passare un anno!&#8221;</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Probabilmente la pastiera, come la conosciamo oggi, nacque dall’estro culinario di un’ignota </span><span style="color: #000000;">suora</span><span style="color: #000000;">, una delle tante dedite alla preparazione di dolci che allietavano le tavole imbandite  di nobili e ricchi borghesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> I piatti tipici della tradizione napoletana hanno il pregio o il difetto di non rispecchiare mai un’unica ricetta: sono spesso “insubordinati” nelle dosi e negli ingredienti. Non solo, ma ogni famiglia custodisce gelosamente quella variante che rende il piatto speciale e diverso dalla ricetta base. Come ad esempio la pastiera di cui si trovano ricette con uova e ricotta, con crema pasticcera oppure  con i tagliolini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La pastiera mi è cara perché l’ associo a mia madre. Premetto che a tutt’oggi non si cimenta nei dolci se non negli struffoli e nella pastiera, che merita effettivamente un plauso anche per le irregolari strisce incrociate di pastafrolla che sono la sua inconfondibile firma.Mamma dedica un’uscita speciale solo per acquistarne gli ingredienti. Qualche giorno prima di prepararla, mette il grano a mollo nell’ acqua. Il giorno successivo lo cuoce nel latte. E al terzo giorno assisto alla vera resurrezione di mamma. Per soddisfare le richieste di amici e conoscenti, per un giorno intero inforna e sforna dolci di vario diametro, e non vuole essere assolutamente  disturbata in un rituale che le appartiene e al quale ha rinunciato solo due volte in vita sua, a causa del  terremoto e di un grave lutto familiare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla pastiera sono legati aneddoti indimenticabili nella storia della mia  famiglia.Una volta mamma mi telefonò chiedendomi  di ritirare la spesa nel negozio di fronte casa sua e la cosa mi parve alquanto strana perché ha sempre, ma sempre fatto tutto da sola. Non appena mi vide, il salumiere esclamò: “Signora, ho preparato le uova per sua madre. Mi scusi , ma a che cosa servono 60 uova?” Ignara di tutto, capii che erano iniziate le grandi manovre pasquali da pastiera. Fu così che anche il salumiere si guadagnò il suo piccolo e dolce tributo pastieresco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poiché le specialità gastronomiche di famiglia si trasmettono ancora di generazione in generazione  (ebbene sì), per anni le ho chiesto la ricetta  della pastiera. In effetti non l’ho mai ricevuta perché lei, come mia suocera, dosa tutto ad occhio e  io non potevo permettermi, </span>in<span style="color: #000000;"> tempo e disponibilità, di cimentarmi in un dosaggio da 60 uova. </span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-754" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;" title="pastiera" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/03/pastiera.png" alt="" width="148" height="151" /></p>
<p><span style="color: #000000;">Finalmente </span><span style="color: #000000;">un giorno ho scoperto la ricetta della bisnonna Sofia e ho imparato a cucinarla, finchè un  bel giorno mio padre in buona fede osò dire che la mia pastiera era buona quasi come quella di mamma. Non l’avesse mai detto! Si sfiorò un incidente coniugale dopo circa 40 anni di matrimonio perché  lei si adombrò; da allora le lasciai volentieri il primato e ancor più volentieri la fatica.Di recente ho ripreso a prepararla con  quel piccolo segreto di mamma che la rende speciale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per noi tutti,  la pastiera rappresenta un po’ l’energia, la sostanza e la dolcezza di mia madre. </span></p>
<p align="center"><span style="color: #800000;"><strong>Pastiera della bisnonna Sofia.</strong></span></p>
<p><span style="color: #800000;">  <strong>Ingredienti:</strong></span></p>
<div>
<p><span style="color: #800000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">500 g di grano</span></p>
<p><span style="color: #000000;">½  l. di latte</span></p>
<p><span style="color: #000000;">100 g. burro</span></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;">3 cucchiai di zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 bastoncino di cannella</span></p>
<p><span style="color: #000000;">100 g di cedro candito tagliato a pezzetti</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 kg di zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 kg di ric</span><span style="color: #000000;">otta</span></p>
<p><span style="color: #000000;">12 uova</span></p>
<p><span style="color: #000000;">buccia  di limone grattugiata</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un bastoncino di cannella</span></p>
<p><span style="color: #000000;">essenza di fior d’ar</span><span style="color: #000000;">ancio (una fialetta)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mettere il grano in acqua tiepida e sale per almeno mezza giornata, dopo averlo pulito e sciacquato a lung</span><span style="color: #000000;">o.Calarlo in un litro e mezzo d’acqua fredda e lasciarlo bollire (altrimenti comprare il grano già ammorbidito).Cuocere a fuoco lento il grano, già ammorbidito, nel latte, burro, cannella, zucchero e un po’ di sale finchè non si scuoce .</span></p>
<p>I<span style="color: #000000;">n due terrine battere separatamente i tuorli e gli albumi d’uovo, poi unirli.In un’altra terrina lavorare la ricotta con lo zucchero e versarvi poi il grano cotto nel latte.Aggiungere le uova sbattute, il cedro a pezzetti, il bastoncino di cannella e la fiala di fior d’arancio. Lasciare riposare un po’.</span></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Ingredienti per la crema pasticcera</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">300g zucchero</span></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;">2 uova intere + 4 rossi d’uovo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 l di latte</span></p>
<p><span style="color: #000000;">120 gdi farina o amido</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> un bastoncino di vaniglia ( in alternativa uso una bustina di vanillina)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> buccia grattugia</span><span style="color: #000000;">ta di limoni verdi .</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una pentola lavorare le uova con lo zucchero.</span><span style="color: #000000;">Aggiungere un po’ alla volta la farina continuando a mescolare, poi il latte, la buccia di limone e la vaniglia e amalgamare.Cuocere a  fuoco basso mescolando di continuo con un cucchiaio di legno per evitare che la crema si attacchi e si formino grumi. Fare addensare la  crema .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Versare  la crema nell’impasto precedente, lasciar raffreddare  e infine unirvi anche <span style="color: #800000;"><strong>mezzo bicchierino di whisky e qualche goccia di angostura</strong> ( <strong>variante mia e di mamma che dà un po’ di colore</strong></span>). Mescolare delicatamente. Togliere i bastoncini di cannella.</span></p>
<div><span style="color: #800000;"><strong> Pastafrolla</strong> </span><span style="color: #000000;">( ma di solito uso quella surgelata).</span><br />
<span style="color: #000000;"> 250-300 g di farina</span></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;">125-150 g di </span></p>
<p><span style="color: #000000;">zucchero a velo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">150 g di burr</span><span style="color: #000000;">o o strutto</span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 tuorli </span><span style="color: #000000;">d’uovo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un bicchierino di rum</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mescolare  e lavorare la  farina,lo zucchero e il burro. Aggiungere i tuorli e il rum, comprimendo delicatamente.Foderare una teglia con la pasta frolla, versare l’impasto della pastiera.Preparare strisce di pasta frolla, larghe1-2 cm, da incrociare sull’impasto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cuocere a 180° C per un’ora e un quarto circa. Lasciare raffreddare la pastiera e infine cospargere di zucchero a velo.</span></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>La colomba</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2013/03/25/la-colomba/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 09:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Alboino]]></category>
		<category><![CDATA[colomba]]></category>
		<category><![CDATA[dolci pasquali]]></category>
		<category><![CDATA[longobardi]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Rosmunda]]></category>
		<category><![CDATA[storia della colomba]]></category>

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		<description><![CDATA[Il re longobardo Alboino, fu un guerriero valoroso ma spietatissimo. Si pensi che durante una serata  di bagordi nella reggia di Verona,  bevve vino in una coppa ottenuta dal cranio del padre di Rosmunda ( un tale  Cunimondo) e costrinse perfino &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/03/25/la-colomba/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-739" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;" title="300px-Assassination_of_Alboin" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/03/300px-Assassination_of_Alboin1.jpg" alt="" width="300" height="267" /></p>
<p><span style="color: #000000;">Il re longobardo Alboino, fu un guerriero valoroso ma spietatissimo. Si pensi che durante una serata  di bagordi nella reggia di Verona,  bevve vino in una coppa ottenuta dal cranio del padre di Rosmunda ( un tale  Cunimondo) e costrinse perfino la moglie a imitarlo pronunziando  la storica frase “Bevi Rosmunda dal teschio di tuo padre!” </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Firmò così la sua condanna a morte: infatti l’amata Rosmunda ordì una congiura per vendicarsi . Come? Legò al suo fodero la spada del marito, che all&#8217;arrivo dei congiurati cercò invano di difendersi con uno scranno…fu poi sepolto a Verona e allora, secondo me, nacque il detto  <em>“chi è causa del suo mal, pianga se stesso”</em>.L’orda dei barbari, guidati da Alboino, calò nell’Italia settentrionale nel 568 d.C.  In  fretta e furia i  longobardi, con famiglie e  mandrie di bestiame al seguito ( insomma una sorta di migrazione …ma all’ epoca  non c’era ancora Borghezio),  conquistarono prima Aquileia, Vicenza e Verona, poi nel 569 d. C.  Milano e Pavia. </span></p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Si narra che la città di Milano dovesse  rendere al conquistatore un considerevole tributo: oro, gioielli, stoffe pregiate, oggetti dell’artigianato locale, cibi prelibati e dieci giovani fanciulle, scelte tra  le più belle, di cui il re potesse disporre a suo piacimento ( mica scemo!). A Pasqua però, dopo la consueta offerta dei preziosi doni, i milanesi offrirono al re un dolce nuovo, inventato poco tempo prima da un fornaio. Il dolce era simile al panettone ma con l’aggiunta di mandorle e granella di zucchero e aveva la forma di una colomba, simbolo cristiano della pace. Il re apprezzò molto quella squisitezza e proclamò che si sarebbe impegnato a rispettare e far rispettare la colomba come simbolo della pace e della Santa Pasqua. Poi impaziente attese la presentazione dell’ultimo dono: le dieci leggiadre giovinette che sarebbero state sacrificate, come  agnelli, alle sue voglie di lupo famelico e zozzone. Le ragazze dovettero sfilare dinanzi ai dignitari di corte, convenuti per l’occasione. Erano  state  ornate con vesti finissime e profumate con essenze , perché riuscissero gradite al re marpione. Alboino si avvicinò alla prima  fanciulla e, accarezzandole la guancia, le chiese come si chiamasse. La fanciulla, intuendo il suo destino ingrato dallo sguardo bramoso del re, prontamente rispose: “Colomba!”…e così fecero anche tutte le altre. Alboino, che nonostante tutto era un re, non potè  venir meno all’impegno poco prima proclamato. Non solo, ma liberò  le fanciulle dopo averle premiate con una cospicua dote. Quell’anno potè assaporare solo la colombella candita e zuccherata, che diventò il prelibato e tipico dolce  di Pasqua  prima a Milano poi in tutta Italia.</span></p>
</div>
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