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	<title>SkipBlog &#187; piatti tipici</title>
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		<title>Fritto alla napoletana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Sep 2018 19:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei vecchi quartieri popolari della città, ma anche nei nuovi e nuovissimi, si aprono bianche, pulitissime e illuminatissime botteghe dette “Friggitorie” in cui, in certi padelloni gargantueschi frigge in permanenza una quantità colossale di olio. Dentro quest’olio bollentissimo mani pronte &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2018/09/22/fritto-alla-napoletana/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/09/fritto-alla-napoletana.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2696" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/09/fritto-alla-napoletana-1024x576.jpg" alt="fritto alla napoletana" width="584" height="329" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Nei vecchi quartieri popolari della città, ma anche nei nuovi e nuovissimi, si aprono bianche, pulitissime e illuminatissime botteghe dette “Friggitorie” in cui, in certi padelloni gargantueschi frigge in permanenza una quantità colossale di olio. Dentro quest’olio bollentissimo mani pronte e abilissime gettano “panzarotti” (piccoli rotolini di patate lesse, schiacciate a crema, avvolti nel pan grattugiato e con una fogliolina di prezzemolo all’interno), “pastacrisciute” ( un pizzico di pasta di farina lievitata, ma non soda, ancora quasi liquida, che poi si gonfia d’aria e si dora in quel bagno di olio bollentissimo), i “tittoli” (triangolini di polenta gialla, impastata e raffreddata), le “vurracce”(ciuffetti di borragine, intinti nella pastella di farina, quella che serve alle pastecrisciute), le “palle ‘e riso” (piccoli globi di riso lesso, avvolti nel pane grattugiato). Questo nelle “ friggitorie”; e nelle case private di una volta, nelle dimore patrizie, il gran fritto alla napoletana si arricchiva ancora di “calzoncini” (piccole pizzette imbottite di uovo oppure di salame e di ricotta), di fegato di vitella, di cime di cavolfiori passati nell’uovo battuto, di cervella dorata, di dadini o palline di ricotta passata nella farina e nell’uovo, di mozzarella tagliata a fette e impanata, di zucchini e di melanzane a fettine passate nella pastella, di patatine affettate e anch’esse passate  nell’uovo. Un trionfo, una gioia dorata e croccante, odorosa calda, fatta più d’aria che d’altro…</span></p>
<p><em><span style="color: #000000;">(&#8220;Breviario della cucina napoletana&#8221;, Mario Stefanile)</span></em></p>
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		<title>Sartù di riso</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2017/08/03/sartu-di-riso/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2017/08/03/sartu-di-riso/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 21:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ragù]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[sartù di riso]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni gastronomiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Sin dal Medioevo gli  Arabi si nutrivano di arruz, riso, e lo fecero conoscere alle popolazioni del Mediterraneo con cui entrarono in contatto durante  i loro  viaggi di conquista. Nel Mille il riso comparve nelle botteghe degli speziali in Sicilia, &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2017/08/03/sartu-di-riso/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Sin dal Medioevo gli  Arabi si nutrivano di arruz, riso, e lo fecero conoscere alle popolazioni del Mediterraneo con cui entrarono in contatto durante  i loro  viaggi di conquista. Nel Mille il riso comparve nelle botteghe degli speziali in Sicilia, insieme allo zucchero e alle spezie provenienti dall’Oriente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il riso fu quindi inizialmente coltivato in Sicilia, poi nel Napoletano ad opera degli Aragonesi che nel 1450 avevano riunito il regno di Sicilia e quello di Napoli. Si hanno notizie di coltivazioni di riso a Salerno nel Quattrocento e spesso  il cosiddetto “riso di Salerno”  fu citato nei ricettari fino all’’800. Al riso si deve la preparazione degli arancini e del timballo in Sicilia, del sartù in Campania, divenuti ben presto piatti tipici della tradizione gastronomica di queste regioni. Grazie ai vincoli di parentela tra gli Aragonesi di Napoli e i Visconti di Milano e poi con gli Sforza, il riso arrivò nel Nord Italia dove trovò un ambiente favorevole alla sua coltivazione e diffusione sulle tavole sia dei nobili che dei ceti meno agiati.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel ‘700 in Italia questo  sformato di riso conquistò un posto d’onore al centro della tavola reale grazie ai monsù (i monsieurs, cuochi  francesi) e, nella sua equilibrata, elaborata  e ricca composizione, il riso era esposto in bella mostra su un pregiato vassoio  “sur tout”,  da cui il nome sartù, sopra tutti gli altri e più sostanziosi ingredienti. In effetti da tempi remoti i napoletani preferiscono la pasta al riso, che per la sua digeribilità fu  considerato un alimento per convalescenti e anziani, per cui lo camuffarono in un piatto ipercalorico e gustoso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">“Sia perdonato ai napoletani se non amano il riso, come lo amano i cinesi e i lombardi. E sia loro anche perdonato se lo mangiano volentieri solo se sistemato a timballo dopo averlo lessato nel brodo di pollo in un bel tegame rotondo, riempito di polpettine di carne, di salsiccine sminuzzate di mozzarella e di fegatini di pollo con qualche dolce pisellino e cosparso di buonissimo sugo, di pan grattato e cotto in forno. Solo così i napoletani mangiano il riso: a sartù, ma nemmeno ci fanno follie, anche se lo preparano con gusto sopraffino, e lo offrono agli ospiti di riguardo, tuttavia scusandosi (Mario Stefanile, Partenope in cucina).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eccovi una delle tante ricette del sartù di riso.</span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Ingredienti.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">400 g di riso</span></p>
<p><span style="color: #000000;">200 g di cervellatina (piccola salsiccia di maiale)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 fegatini di pollo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">polpettine ( preparate con 200 g di carne trita, 1 uovo, 1 fetta di pancarrè ammorbidita nel latte)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">200 g pisellini</span></p>
<p><span style="color: #000000;">una cipollina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">50 g di prosciutto crudo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">200 g di mozzarella</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 uova</span></p>
<p><span style="color: #000000;">olio d’oliva</span></p>
<p><span style="color: #000000;">ragù</span></p>
<p><span style="color: #000000;">100 g di parmigiano grattugiato</span></p>
<p><span style="color: #000000;">burro</span></p>
<p><span style="color: #000000;">sale</span></p>
<p><span style="color: #000000;">pangrattato</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Per la besciamella</strong></span>: 25 g burro, 20 g di farina, 2.5 cl di latte, sale, pepe, noce moscata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <span style="color: #ff6600;">Per il ragù. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Puntine di maiale, un pezzo di salsiccia, fettine di vitellone o manzo, un gambo di sedano, una cipolla, passata di pomodoro,  mezzo bicchiere di vino bianco, basilico, sale, mezzo  cucchiaio di strutto, olio d’oliva.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell’olio e strutto  rosolare i pezzi di carne senza mai distrarsi, aggiungere la cipolla a fettine, il sedano e la carota tritati e mescolare per amalgamarne gli umori;  aggiungere il vino e  lasciarlo evaporare, versarvi  il pomodoro passato e il basilico. Cuocere a fuoco lento lento per un’ora e mezza  mescolando con un cucchiaio di legno.</span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Preparazione del sartù.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Preparare un ragù di carne, la besciamella, le polpettine piccine picciò fritte in olio d’oliva. In una padella cuocere in poco olio la cipollina, il prosciutto tritato cui si aggiungono i piselli e un po’ d’ acqua, se necessario. Cuocere separatamente in due padelle le cervellatine e i fegatini di pollo con l’olio. Lessare in acqua salata  il riso al dente e lasciarlo raffreddare; condirlo prima col parmigiano poi con la besciamella, con poco ragù e le uova sbattute in modo che risulti un composto rosa. Ungere di burro una teglia e cospargerla di pangrattato, versarvi uno strato di riso, poi uno di mozzarella tagliata a dadini, polpettine, pisellini, un altro strato di riso, versarvi sopra le  cervellatine e i fegatini  spezzettati e ricoprire con un ultimo strato di riso. Cospargere con  qualche fiocco di burro e spolverizzare di pangrattato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infornare a 180° per circa un’ora: lasciare riposare prima di sformarlo e  voilà il sartù è pronto!</span></p>
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		<title>Cianfotta alla sorrentina</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2016/07/11/cianfotta-alla-sorrentina/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 09:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cianfotta]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Sorrento]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni gastronomiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante le vacanze estive, che trascorrevo da sola a casa della nonna, mi piaceva molto andare con il cane nel giardino di buon mattino, soprattutto per aprire da sola il cancello dell’orto e raccogliere pomodori, peperoni, melanzane, zucchine e basilico &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2016/07/11/cianfotta-alla-sorrentina/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Durante le vacanze estive, che trascorrevo da sola a casa della nonna, mi piaceva molto andare con il cane nel giardino di buon mattino, soprattutto per aprire da sola il cancello dell’orto e raccogliere pomodori, peperoni, melanzane, zucchine e basilico a volontà che servivano per il menu del giorno. Una piccola- grande incombenza per una bambina di 7- 8 anni. Ricordo che la nonna trascorreva tutta la mattina in cucina: innanzitutto cucinava ai suoi gattoni il pappone di riso con le  alici diliscate, poi puliva le verdure e preparava  il pranzo che noi nipoti trovavamo   nella credenza quando tornavamo stanchi ed  accaldati dal mare. Piatti tipici erano le frittelle di fiori di zucca, che in quattro e quattr’otto sparivano dalla tavola, e la cianfotta che mi limitavo ad assaggiare perché non amavo le verdure, che ho imparato ad apprezzare e a gustare anni dopo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La cianfotta era ed è preparata esclusivamente d’estate per consumare le tante zucchine e zucchette dell’orto in un miscuglio colorato e profumato (pare che cianfotta derivi da chabrot, antico termine dialettale francese, che significa appunto miscuglio)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Ingredienti per 6 persone.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;">400 g pomodori da salsa, preferibilmente San Marzano</span></p>
<p><span style="color: #000000;">300 g patate</span></p>
<p><span style="color: #000000;">200 g carote</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 kg tra zucchine, zucca lunga e zucchetta</span></p>
<p><span style="color: #000000;">una melanzana</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4-5 prugne secche snocciolate</span></p>
<p><span style="color: #000000;">6 <a href="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/uploads/2009/12/Pere-mastantuono1.jpg" target="_blank">pere e’ Mast’Antuono  </a>acerbe o  spadone</span></p>
<p><span style="color: #000000;">basilico</span></p>
<p><span style="color: #000000;">uno spicchio d’aglio</span></p>
<p><span style="color: #000000;">una cipolla</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un peperoncino piccante</span></p>
<p><span style="color: #000000;">sale q.b.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">olio d’oliva</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Preparazione:</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pulire e lavare  gli ortaggi, tagliarli a pezzetti. In un tegame largo e dai bordi alti versare circa quattro cucchiai di olio d’oliva e rosolare la cipolla, finemente affettata, con lo spicchio d’aglio e il peperoncino. Aggiungere poi i pomodori e, dopo circa dieci minuti, le carote, le patate e un bicchiere d’acqua. In seguito le zucchine, le zucchette e la melanzana a pezzetti e coprire con acqua, salare e lasciare cuocere a fuoco basso per circa 50 minuti senza mescolare troppo; aggiungere le prugne snocciolate e le pere, sbucciate e a pezzi, e lasciare cuocere ancora per quindici minuti. Quando è ben cotta , aromatizzare la cianfotta con basilico fresco e lasciare intiepidire.</span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Articolo correlato:</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.skipblog.it/2013/04/08/la-signora-gioconda/" target="_blank">La signora Gioconda</a></strong></span></p>
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		<title>Le zeppole di Natale alla sorrentina</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2015/01/03/le-zeppole-di-natale-alla-sorrentina/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2015 19:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[dolci Natale]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Sorrento]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni gastronomiche]]></category>
		<category><![CDATA[zeppole di Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Le zeppole sono un dolce tipico del Cilento e della penisola sorrentina e amalfitana da gustare durante le feste di Natale. Sono frittelle di pasta, a forma di nocchette, condite con miele aromatizzato. Pare abbiano antichissima origine in quanto già &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2015/01/03/le-zeppole-di-natale-alla-sorrentina/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1898" alt="zeppole di Natale alla sorrentina" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/01/zeppole-di-Natale-alla-sorrentina-.jpg" width="448" height="252" /></p>
<p><span style="color: #000000;">Le zeppole sono un dolce tipico del Cilento e della penisola sorrentina e amalfitana da gustare durante le feste di Natale. Sono frittelle di pasta, a forma di nocchette, condite con miele aromatizzato. Pare abbiano antichissima origine in quanto già gli egizi preparavano dolcetti a forma di serpente e di animali, mentre i greci preparavano ciambelle, simili alle zeppole, che nella forma ricordano anche la lettera alfa. Ai  Romani invece si fanno risalire le &#8220;serpulae&#8221;da cui deriverebbe il nome zeppole. Esistono varie ricette di questo dolce povero. Per esempio a Ravello si usa preparare un impasto con uova , latte e patate, come  quello delle graffe, invece a Sorrento le zeppole sono semplicissime frittelle di acqua e farina.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff6600;">I<strong>ngredienti per l’impasto.</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">due tazze di farina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">due tazze di acqua</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mettere l’acqua in una pentola sul fuoco e, non appena bolle, versarvi in un sol colpo la farina. Mescolare energicamente con un cucchiaio di legno cercando di rendere omogeneo l’impasto e, quando si stacca dalla pentola, rovesciarlo su una spianatoia o sul marmo, precedentemente unti, e lavorarlo a lungo con forza, sbattendolo, per eliminare i grumi (altrimenti le zeppole scoppiano nell’ olio bollente). Tagliare l’impasto e con le mani formare dei serpentelli di pasta  di circa 15cm di lunghezza da annodare come nocchette. Friggerle poche alla volta in abbondante olio e in una pentola larga dai bordi alti, facendo attenzione perché qualche zeppola potrebbe scoppiare. Asciugare bene su carta assorbente da cucina.</span></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Ingredienti per il condimento:</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">500g di miele</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 cucchiai di anice</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 cucchiaio di zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000;">la buccia  grattugiata di un limone verde</span></p>
<p><span style="color: #000000;">la buccia di un mandarino a pezzetti</span></p>
<p><span style="color: #000000;">confettini colorati ( i cosiddetti diavulilli)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un rametto di rosmarino</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una pentola sciogliere il miele con lo zucchero, l’anice, le bucce di mandarino e di  limone. Versarvi dentro un po’ alla volta le zeppole, girarle ben bene nel miele, estrarle con delicatezza e adagiarle su un piatto di portata a mò di piramide, cospargendole infine di confettini. Ripetere il procedimento fino a esaurimento delle zeppole, aggiungendo di volta in volta nel miele pezzetti di bucce. Decorare con qualche foglia di rosmarino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Buon appetito!</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Zucchine e carote alla scapece</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2013/07/26/zucchine-e-carote-alla-scapece/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2013/07/26/zucchine-e-carote-alla-scapece/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2013 17:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi propongo due contorni appetitosi a base di carote e di zucchine , da consumare anche freddi. Le zucchine alla scapece sono un piatto tipico della cucina napoletana. Scapece deriva dallo spagnolo escabeche  con il quale si indica l’ aromatizzazione &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/07/26/zucchine-e-carote-alla-scapece/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #000000;">Vi propongo due contorni appetitosi a base di carote e di zucchine , da consumare anche freddi.</span></h4>
<h4><span style="color: #000000;">Le zucchine alla scapece sono un piatto tipico della cucina napoletana. Scapece deriva dallo spagnolo escabeche  con il quale si indica l’ aromatizzazione degli ingredienti, in questo caso delle verdure, nell’aceto.</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong><span style="color: #800000;">Zucchine alla scapece</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Ingredienti </span></strong></p>
<p>Zucchine</p>
<p>Aglio<a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/07/zucchine-alla-scapece.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1219" alt="zucchine alla scapece" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/07/zucchine-alla-scapece-300x211.jpg" width="300" height="211" /></a></p>
<p>Menta</p>
<p>Aceto</p>
<p>Sale</p>
<p>Olio per frittura</p>
<p><b> </b></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Preparazione</span></strong></p>
<p>D’estate le zucchine, le zucche lunghe e le zucchette infestano gli orti.  Consiglio di usare quelle un po’ grandi ; lavarle e tagliarle a fette rotonde, friggerle in olio abbondante e scolarle quando hanno un bel colore dorato. Asciugarle con carta assorbente da cucina. Condirle con aceto o aceto balsamico, pezzetti di aglio  e foglioline di menta fresca. Per un’acidità leggera si può diluire un po’ di aceto con l’acqua, si lascia intiepidire sul fuoco e poi si versa sulle zucchine. Mettere in frigo e servire dopo qualche ora, almeno tre, perché le zucchine si aromatizzino bene .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> <strong><span style="color: #800000;">Carote alla scapece.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Ingredienti</span></strong></p>
<p>Carote<a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/07/carote-alla-scapece.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1220" alt="carote alla scapece" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/07/carote-alla-scapece-300x188.jpg" width="300" height="188" /></a></p>
<p>Aglio</p>
<p>Peperoncino</p>
<p>Origano</p>
<p>Aceto</p>
<p>Olio d’oliva</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Preparazione</strong></span></p>
<p>Lavare e sbucciare le carote, tagliarle a bastoncini, lessarle in acqua, sale  e aceto ( due cucchiai di aceto), scolarle quando sono cotte, ma non scotte. Condirle con pezzetti di aglio e di peperoncino, un filo di olio d’oliva, aceto o aceto balsamico e una manciata di origano. Mescolare bene e servire fredde.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pizza di scarola</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2013/06/09/pizza-di-scarola/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2013/06/09/pizza-di-scarola/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 19:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[pizza di scarola]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[scarola affogata]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni gastronomiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la ricetta napoletana di una pizza rustica da consumare tiepida o fredda. Si può quindi preparare con anticipo e lasciare pronta per quando, famelici, rientrate a casa  per pranzo o cena. Con le stesse dosi, invece della pizza, &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/06/09/pizza-di-scarola/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Questa è la ricetta napoletana di una pizza rustica da consumare tiepida o fredda. Si può quindi preparare con anticipo e lasciare pronta per quando, famelici, rientrate a casa  per pranzo o cena. Con le stesse dosi, invece della pizza,  è possibile preparare dei calzoni ripieni di scarola . La mia variante prevede l’aggiunta di formaggio grattugiato e semi di finocchietto .</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b> </b><strong><span style="color: #800000;">Ingredienti</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b> </b><b>Per la pasta</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 400g di farina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">mezzo bicchiere di olio di oliva</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un bicchiere di acqua</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 cucchiaino di sale</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un cubetto di lievito di birra</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Disporre la farina a fontana e nell’ incavo centrale versare il lievito sciolto in acqua tiepida. Iniziare a impastare prendendo dai lati altra farina. Aggiungere pian piano l’olio, il sale  e l’acqua necessaria per ottenere un impasto piuttosto consistente .Lavorare la pasta in modo che risulti elastica e liscia. (esercizio tonificante per i bicipiti di ogni età). Lasciare lievitare per  un’ora circa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> In alternativa  si può usare la pasta di pane già lievitata</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <strong><span style="color: #800000;">Per il ripieno</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b> </b>3-4 scarole (piccole), altrimenti 2 grandi</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 spicchio di aglio</span></p>
<p><span style="color: #000000;">100g di olive ( 50g di olive verdi e 50g di olive  Gaeta)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1-2  acciughe salate</span></p>
<p><span style="color: #000000;">50 g  di capperi</span></p>
<p><span style="color: #000000;">70 g di uvetta sultanina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">50g di pinoli</span></p>
<p><span style="color: #000000;">una manciata  di pecorino romano grattugiato</span></p>
<p><span style="color: #000000;">alcuni semi di finocchietto ( se piacciono)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">olio di oliva</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Preparazione</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"> Ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida ,sciacquare e strizzare i capperi, snocciolare le olive, spezzettare le acciughe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lavare  le scarole, lessarle in una pentola larga e coperta con poca acqua ( la verdura rilascerà la propria) e scolarle bene. In un tegame dai bordi alti  versare l’olio d’oliva e soffriggere l’ aglio schiacciato , che sarà estratto e sostituito dai capperi, olive snocciolate, pinoli ,uvetta sultanina, acciughe. Lasciarli per pochi minuti sul fuoco, aggiungere le scarole stufate, i semi di finocchietto e il pecorino grattugiato. Mescolare per  amalgamare i sapori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> In una teglia, unta con un filo di olio,  adagiare una sfoglia di pasta, versare il ripieno di scarole e ricoprire con un’altra sfoglia, bucherellata in  superficie. Cuocere al forno a 200° fino a quando risulterà dorata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">  Se preferite un piatto più semplice, potete “affogare” le scarole con gli stessi ingredienti (eccetto il formaggio) e servirle come contorno.</span></p>
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		<item>
		<title>La lunga e incerta storia della pizza</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2013/02/21/la-lunga-e-incerta-storia-della-pizza/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2013/02/21/la-lunga-e-incerta-storia-della-pizza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 15:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[usi e costumi]]></category>
		<category><![CDATA[Borboni]]></category>
		<category><![CDATA[Brandi]]></category>
		<category><![CDATA[bufali]]></category>
		<category><![CDATA[Cerere]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita di Savoia]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[pizza margherita]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[storia della pizza]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Emanuele II]]></category>

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		<description><![CDATA[E chi l’avrebbe mai detto che la pizza si ricollega alla guerra tra il bene e il male nell’antica mitologia greca? Quando  il dio delle tenebre Ade rapì la bella Persefone, figlia di Cerere, la dea afflitta  iniziò a cercarla &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/02/21/la-lunga-e-incerta-storia-della-pizza/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-560" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;" title="metanira  e demetra" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/metanira-e-demetra-300x257.jpg" alt="" width="300" height="257" /></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">E chi l’avrebbe mai detto che la pizza si ricollega alla guerra tra il bene e il male nell’antica mitologia greca? Quando  il dio delle tenebre Ade rapì la bella Persefone, figlia di Cerere, la dea afflitta  iniziò a cercarla e giunse in  incognito ad Eleusi. Qui il re Celeo e sua moglie Metanira piangevano per la triste sorte del loro  figlioletto Trittolemo che stava per morire perché privo del latte materno. Cerere donò  forza, vigore e immortalità  al piccolo per ricambiare dell’ospitalità ricevuta e, quando Metanira  le offrì una coppa di dolcissimo vino, chiese una bevanda fatta di farina e acqua aromatizzata con basilico.</span></p>
<p style="text-align: left;"> <span style="color: #000000;">Pare che nel corso dei secoli questi ingredienti siano stati usati in dosi diverse e, con l’aggiunta di olio, abbiano poi dato origine alla plax , una sorta di focaccia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/antichi-egizi1.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-563" title="antichi egizi" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/antichi-egizi1.jpg" alt="" width="229" height="180" /></span></a>Nell’antico Egitto si usava festeggiare il compleanno del faraone consumando una schiacciata condita con erbe aromatiche; nell’antica Grecia schiacciate e una sorta di focaccia di farina d’orzo, la cosiddetta maza, erano alimenti molto diffusi, come  nell’antica Roma focacce lievitate e non, tra le quali la placenta e l’offa impastata con acqua e farro. Proprio nelle botteghe di via dell’Abbondanza a Pompei furono scoperte scodelle per il cacio e la cuccuma per l’olio e addirittura una statuina del « placentario » conservata nel museo archeologico di Napoli. </span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/pizzaiolo-napoletano-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-564" title="pizzaiolo napoletano 1" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/pizzaiolo-napoletano-11.jpg" alt="" width="304" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"> In verità la pizza ha una lunga, complessa e <strong><span style="color: #800000;"><a title="storia della pizza in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_pizza"><span style="color: #800000;">incerta storia</span></a></span></strong>. La parola &#8220;pizza&#8221; risale al latino volgare di Gaeta nel 997 e di Penne nel 1200; nel ‘500 a Napoli si chiamava “ pizza” un pane schiacciato, dalla storpiatura della parola “pitta”. Tra il Cinquecento e il Seicento a Napoli si faceva una pizza soffice “alla mastunicola”, preparata con strutto, formaggio, basilico e pepe,  più tardi quella con i “cecenielli”, cioè bianchetti; mentre fu condita con il pomodoro forse a metà Settecento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-565" title="bufala" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/bufala-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Più controverso ancora è l’arrivo dei <strong><span style="color: #800000;"><a title="le origini del bufalo in anasb.it" href="http://www.anasb.it/origine.htm"><span style="color: #800000;">bufali</span></a></span></strong> in Italia:per alcuni essi furono  importati  dall’Africa dai Romani e si ambientarono facilmente nella piana del Volturno e del Sele, per altri furono portati dai saraceni ma solo i longobardi li sfruttarono al meglio. Il pomodoro sbarcò a Napoli solo dopo la scoperta dell’America e presumibilmente nel 1550, in cucina anni dopo.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Sulle origini della pizza esistono diverse versioni, a volte un po’ fantasiose. In verità la pizza non ha un&#8217;unica paternità: si sa che è nata a Napoli dalle esperienze trasmesse di porta in porta, di vicolo in vicolo. Nel ‘700 la pizza veniva cotta in forni a legna per essere quindi venduta nelle strade e nei vicoli della città: un garzone di bottega, che portava in equilibrio sul capo una piccola stufa, consegnava a domicilio le pizze variamente condite, preannunciando il proprio arrivo con versi e richiami tipici. Tra il ‘700 e l&#8217;800 la pizza diventò un alimento largamente diffuso e apprezzato e quindi si affermò sempre più l&#8217;abitudine di gustarla presso i forni oltre che per strada o in casa. Nacquero quindi le pizzerie ove si cimentarono dinastie di pizzaioli. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prime notizie documentate sulle pizzerie risalgono alla fine del 1700: nel 1762 esisteva a Napoli, nella salita di santa Teresa degli Scalzi,  la pizzeria di “Ntuono Testa” frequentata anche dai  re Ferdinando I e Ferdinando II di Borbone.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 1780 sorse nella salita S.Anna di Palazzo  la pizzeria “Pietro e Basta Così”, divenuta poi pizzeria Brandi , che ancora oggi è  una delle più famose pizzerie della città. Si trovava di fronte al palazzo Reale e da qui il cuoco Raffaele Esposito guardava spesso il tricolore con lo stemma sabaudo che sul balcone del palazzo informava della presenza dei reali. Il pizzaiolo, come l’intera città, si sentiva onorato della nascita del  piccolo Vittorio Emanuele III a Napoli ,voluta dal re Vittorio Emanuele II, e così decise di fare un dono alla regina Margherita  mettendo a frutto  la sua creatività gastronomica. Ispirato dai colori  del tricolore pensò di usare  il verde basilico, la bianca mozzarella e il rosso pomodoro  per condire  una pizza patriottica  alla quale diede il nome di  Margherita in onore della prima regina d’Italia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel giugno del 1889 il pizzaiolo fu invitato alla reggia di Capodimonte perché preparasse le sue famose pizze alla regina che desiderava qualcosa di  nuovo. Una splendida occasione per fare conoscere la sua pizza margherita. Don Raffaele con la moglie Maria Giovanna Brandi si recò alla reggia su un carretto trainato da un asinello portando tutto il necessario per la sua nuova specialità. Preparò tre pizze: una bianca, con olio, formaggio e basilico, una con i cecenielle (pesciolini) e infine  una con mozzarella, pomodoro e basilico.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/pizza-margherita.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-566" title="pizza-margherita" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/pizza-margherita-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Tra lo stupore dei cuochi, inebriati dal profumo dei semplici e comuni ingredienti, la regina gradì molto la pizza tricolore, che in suo onore fu battezzata pizza margherita. Questa ottenne un certificato d’onore e ancor oggi la pizzeria Brandi in via Chiaia espone un documento firmato da Camillo Galli, capo dei servizi di tavola della reale casa dei Savoia, ove si attesta il merito della famosa pizza margherita.</span></p>
<p style="text-align: left;"> <span style="color: #000000;">La più semplice e gustosa delle pizze, destinata a entrare nella tradizione culinaria di Napoli, nata per sopperire alla cronica fame del popolo napoletano conquistò ben presto una fama mondiale.</span></p>
<p style="text-align: left;">
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<p><a title="sulla storia della pasta in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/?p=79"><strong>Sulla storia della pasta</strong></a></p>
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		<title>Il gâteau di patate</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2013/02/18/il-gateau-di-patate/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 11:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Antoine Augustin Parmentier]]></category>
		<category><![CDATA[Borboni]]></category>
		<category><![CDATA[cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[gateau di patate]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Carolina d’Austria]]></category>
		<category><![CDATA[patate]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[tortino di patate]]></category>

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		<description><![CDATA[Il “gattò” di patate non è un gatto al forno- giammai!-, ma uno sformato di patate, tipico della  Campania e della Sicilia, il cui nome deriva dal francese gâteau che significa torta .   Quando nel 1768 Maria Carolina d’Austria, &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/02/18/il-gateau-di-patate/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #000000;">Il “gattò” di patate non è un gatto al forno- giammai!-, ma uno sformato di patate, tipico della  Campania e della Sicilia, il cui nome deriva dal francese gâteau che significa torta .</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando nel 1768 Maria Carolina d’Austria, figlia di Maria Teresa Lorena &#8211; Asburgo, sposò  il re delle Due Sicilie Ferdinando I di Borbone, Napoli divenne luogo di confronto delle grandi cucine europee. L’energica regina introdusse nella capitale il gusto francese ricorrendo  a cuochi d’alto rango, detti &#8220;monsieurs” che i napoletani ben presto chiamarono &#8220;monzù'&#8221; ed i siciliani &#8220;monsù”. Di conseguenza  alcuni piatti tipici assunsero denominazioni francesi,  come il succitato gattò , ma anche  i crocchè (da croquettes) e il  ragù(da ragoût).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Soltanto nella seconda metà del XVIII secolo nel “Traitè sur la culture et les usages des pommes de terre, de la patate et du topinambour”  di Antoine Augustin Parmentier e risalente al 1789 si propose, e quindi poi si diffuse, il vario uso delle patate in cucina al posto dei cereali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ecco la mia ricetta del “gattò”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Ingredienti</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">1,5 Kg di patate</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2-3 bicchieri di latte</span></p>
<p><span style="color: #000000;">100 g di burro</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4 cucchiai di parmigiano grattugiato</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 cucchiai di pecorino grattugiato</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4 uova</span></p>
<p><span style="color: #000000;">250 g di mozzarella ben sgocciolata</span></p>
<p><span style="color: #000000;">pangrattato</span></p>
<p><span style="color: #000000;">sale</span></p>
<p><span style="color: #000000;">pepe</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Volendo si può rendere più sostanzioso questo piatto unico aggiungendo alla mozzarella anche pezzetti di mortadella, salame  o prosciutto cotto, sia congiuntamente, sia usando un solo tipo di salume. In alternativa si può sostituire la  mozzarella con  la provola affumicata ( o usare entrambe, half and half), e il latte con  200 ml di  panna da cucina .</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #800000;"> <strong>Preparazione</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span>Accendere il forno a 180°.</p>
<p><span style="color: #000000;">Lessare le patate e passarle nello schiacciapatate.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Aggiungere un po’ alla volta il latte, il burro, il sale, il pepe, i formaggi grattugiati, i tuorli d’uovo e infine gli albumi, separatamente  montati a neve.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mescolare  bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Aggiungere il latte; se il composto risulta troppo consistente aggiungerne ancora.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Imburrare una pirofila e spolverizzare con pangrattato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Versare metà del composto formando un  primo strato, distribuire la  mozzarella tagliata a dadini e  ricoprire con un altro strato di composto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Livellare con un coltello.  Con i rebbi di una forchetta tracciare delle linee parallele ( se volete <img src="http://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f609.png" alt="&#x1f609;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> , giusto per dare un po’ di movimento alla piatta superficie ) .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cospargere con qualche fiocchetto di burro e un velo di pangrattato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infornare a 200°   finchè non si forma una crosta dorata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lasciarlo  rapprendere e intiepidire  per circa 15 minuti prima di servire in tavola.</span></p>
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		<title>Le frittelle di Carnevale alla veneziana</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2013/02/06/le-frittelle-di-carnevale-alla-veneziana/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2013/02/06/le-frittelle-di-carnevale-alla-veneziana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 06:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[dolci carnevaleschi]]></category>
		<category><![CDATA[frittelle]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni gastronomiche]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Carnevale è principalmente una festa pubblica, che si svolgeva e si svolge in comunità e  all’aperto ove  condividere nuove maschere  o l’abbandono di quelle più usuali.Come ogni festa prevede  dolci tradizionali, quasi sempre fritti e facili a farsi perché in &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/02/06/le-frittelle-di-carnevale-alla-veneziana/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Carnevale è principalmente una festa pubblica, che si svolgeva e si svolge in comunità e  all’aperto ove  condividere nuove maschere  o l’abbandono di quelle più usuali.</span><span style="color: #000000;">Come ogni festa prevede  dolci tradizionali, quasi sempre fritti e facili a farsi perché in origine si preparavano in strada. Essi richiamano un po’ le “frictilia”, dolci fritti nel grasso, conditi poi con miele e  offerti dai Romani al dio  Saturno .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le frittelle di Carnevale imperversano in ogni regione d’ Italia, hanno diverso nome  e varia forma: sono  palline, a volte ripiene, come le castagnole, i tortelli , le fritole, oppure  a forma di ciambelle o più comunemente di nastro e ricordano un po’ pezzetti di stelle filanti, dette chiacchiere, bugie, frappe, fiocchi, stracci, cenci ecc…</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-454" title="Opera-Bartolomeo Scappi" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/Opera-Bartolomeo-Scappi-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Durante le  feste  rinascimentali del Carnevale veneziano, riservate ai nobili, non mancavano le frittelle alla veneziana , la cui ricetta ufficiale risale a <strong><span style="color: #800000;"><a title="Bartolomeo Scappi in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bartolomeo_Scappi"><span style="color: #800000;">Bartolomeo Scappi</span></a></span></strong>, cuoco del papa Pio V e autore di un corposo e famoso trattato di gastronomia del XVI secolo intitolato “Opera”. Solo nel Settecento le frittelle divennero dolce nazionale della Repubblica veneziana, grazie anche alla corporazione dei fritoleri che le cuocevano e  le vendevano , dopo averle esposte  su piatti di stagno o di peltro ben decorati  con a fianco  gli  immancabili ingredienti, cioè  i pinoli, l’uvetta, i pezzetti di cedro .</span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Frìtoe a la venessiana</strong></span><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Ingredienti:</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">500g farina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 bicchieri di latte</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 uova</span></p>
<p><span style="color: #000000;">130g uvetta</span></p>
<p><span style="color: #000000;">50g cedrini canditi</span></p>
<p><span style="color: #000000;">50g pinoli</span></p>
<p><span style="color: #000000;">100g zucchero</span></p>
<p><span style="color: #000000;">20g lievito di birra<a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/frittelle-di-carnevale-alla-veneziana.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-455" title="frittelle di carnevale alla veneziana" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/02/frittelle-di-carnevale-alla-veneziana-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">½ bicchiere di grappa</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> buccia grattugiata di un’arancia</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 bustina di vanillina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sale q.b.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Zucchero a velo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Olio per frittura</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Preparazione</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ammorbidire l’uvetta nella grappa per circa mezz’ora .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una  ciotola fare un impasto morbido con la farina, un po’ di latte, le uova, lo zucchero; aggiungere poi un po’ di sale, il lievito sciolto nell’acqua tiepida, l’uvetta asciugata, i cedrini, i pinoli e la scorzetta di arancia e amalgamare bene  tutti gli ingredienti. Lasciare  lievitare il composto  per circa due ore in un luogo tiepido, lavorarlo  di nuovo, aggiungendo un po’ di latte, se poco fluido.  Friggerlo a cucchiaiate in abbondante olio bollente, facendo attenzione alla cottura. Asciugare bene  le frittelle su carta assorbente da cucina, spolverarle con zucchero a velo e servirle calde su un bel vassoio.</span></p>
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		<title>Il  Carnevale a Napoli ovvero come le allegre usanze dai salotti sconfinarono nelle piazze.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 06:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
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		<category><![CDATA[Borboni]]></category>
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		<category><![CDATA[carri allegorici]]></category>
		<category><![CDATA[cuccagna]]></category>
		<category><![CDATA[Giovan Battista del Tufo]]></category>
		<category><![CDATA[maschere]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La festa di Carnevale ha radici molto antiche, che si diramano un po’ ovunque, sia in Italia che all’estero. A Napoli il 17 gennaio segnava l’ingresso del Carnevale e, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, si dava fuoco- pratica &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/02/02/il-carnevale-a-napoli-ovvero-come-le-allegre-usanze-dai-salotti-sconfinarono-nelle-piazze/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carnevale-a-napoli-alessandro-danna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-431" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carnevale-a-napoli-alessandro-danna.jpg" alt="" width="1531" height="989" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">La festa di Carnevale ha radici molto antiche, che si diramano un po’ ovunque, sia in Italia che all’estero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A Napoli il 17 gennaio segnava l’ingresso del Carnevale e, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, si dava fuoco- pratica molto diffusa- a cataste di roba vecchia ( i cippi).Al più comune Carnevale, immaginato come un personaggio grasso e dedito a grandi abbuffate , si affiancava la “ Vecchia ‘o Carnevale”, dalle giovani e prorompenti curve, che trasportava a cavalcioni o sulla gobba un piccolo Pulcinella.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Giovan Battista del Tufo racconta le tradizioni carnevalesche di Napoli in “Ritratto o modello delle grandezze, delle letizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli”. All’epoca degli aragonesi il Carnevale era sontuosamente festeggiato dai nobili che ambivano gareggiare in tornei e giostre e partecipare a  grandiosi ricevimenti, indossando sfarzosi costumi e fulgide armature. Nel XVI secolo il gaudente popolo partenopeo si appropriò di questa festa, inscenando sguaiati canti e rappresentazioni in maschera lungo Via Toledo e nel Largo di Palazzo (l’attuale piazza Plebiscito). La festa, sovvenzionata dai nobili che vi si intrufolavano volentieri, era organizzata dalle Corporazioni delle Arti e mestieri. Ben presto l’allegra usanza di mascherarsi  scavalcò barriere sociali e sconfinò nelle strade e nelle piazze. Memorabile fu la mascherata promossa dal principe di Tarsia che per le vie della città fece sfilare accanto ai paggi, riccamente vestiti, la corporazione dei pescivendoli ornati di gioielli, prestati dagli orefici in cambio di pesce fresco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 1656 si allestirono carri allegorici, addobbati anche con prodotti mangerecci. Usanza molto gradita che si perpetrò negli anni successivi, grazie alla generosità del re e delle Corporazioni. I carri – cuccagna, che accompagnavano le cavalcate e le quadriglie dei baroni, dei cavalieri e delle Corporazioni delle Arti, venivano poi presi d’assalto dal sempre affamato popolo napoletano. Le maschere al seguito dei carri si esibivano in cartelli carnevaleschi propri, cioè canzoni dialettali scritte su pezzi di carta o di stoffa che scherzosamente decantavano le attività e i  prodotti delle corporazioni e infine venivano lanciati al pubblico e al re.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-432" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;" title="carnevale" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carnevale-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></span></p>
<div><span style="color: #000000;">Poiché a volte il saccheggio dei carri provocò gravissimi incidenti, nel 1746  re Carlo di Borbone stabilì che i carri –cuccagna, invece di attraversare la città, fossero allestiti nel largo di Palazzo e fossero presidiati da truppe armate fino all’inizio dei  festeggiamenti.  I carri furono poi sostituiti da  più stanziali  cuccagne, allestite in sei giorni da una schiera di architetti e artigiani e, addobbate con caciocavalli, prosciutti, pollastri, capretti, quarti di bue, agnelli e vino, venivano poi offerte alla plebe durante le quattro domeniche di Carnevale. Dopo pochi minuti dallo sparo del cannone che dava il via all’arrembaggio, delle cuccagne ovviamente non rimaneva nulla.</span><span style="color: #000000;"> Nel 1764 ci fu una grave carestia , e la cuccagna fu una tentazione troppo forte per il deperito popolo che quindi assalì i soldati e portò via ogni cosa prima dell’inizio dei festeggiamenti. Si rese necessario l’intervento della cavalleria  per riportare l’ordine dopo un inevitabile spargimento di sangue. Così la cuccagna fu sospesa fino al 1773; l’ultima festa si ebbe nel 1778  con saccheggi e tumulti a volte qualche ora, a volte giorni prima dell’inizio. L’anno dopo la Gazzetta Universale annunciò che l’eletto del popolo D. Ferdinando Lignola aveva deciso di abolire questa forma di divertimento rivelatasi troppo pericolosa. Il re pensò bene di devolvere per il matrimonio di  venti povere ragazze la somma destinata al Carnevale.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;">  Al tempo dei Borboni la festa era annunciata al popolo con il prolungato suono di grosse conchiglie, dette tofe. E via per le strade si riversavano festosi e baldanzosi cortei che danzavano al ritmo di strani e rumorosi strumenti  detti  ‘o putipù,  ‘o triccaballacche e  ‘o scetavaiasse ( quest’ultimo- come dice il nome-poteva addirittura svegliare le volgari vaiasse, che pare sprofondassero in un sonno ristoratore dopo estenuanti fatiche).Una folla chiassosa di uomini,donne e scugnizzi invadeva ogni luogo, circondava le carrozze e ossequiava con coriandoli e uova piene di farina  i malcapitati nobili o abati. Gli aristocratici quindi si limitavano a lanciare coriandoli e fiori da balconi addobbati a festa. I signori preferivano festeggiare partecipando al ballo e al pranzo nel teatro San Carlo, che veniva trasformato per l’occasione . In verità alcune dame e cavalieri approfittavano del Carnevale per travestirsi e mescolarsi al popolo e poter  compiere, indisturbati, lascive trasgressioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/cavalcata-degli-struzzi-a-Carnevale.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-433" title="cavalcata degli struzzi a Carnevale" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/cavalcata-degli-struzzi-a-Carnevale.jpg" alt="" width="417" height="326" /></span></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell’800 l’allegra fantasia carnevalesca straripò in idee e costruzio</span>ni originali. <span style="color: #000000;">Basti ricordare  l’insolita e divertente cavalcata di struzzi, che annunciavano il passaggio dei carri allegorici in Via Toledo, oppure i carri con  il cavallo impennato, simbolo della città, con l’immancabile e sorridente popolana al balcone, o la cornucopia dell’Abbondanza o  la seducente sirena Partenope.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pian piano i festeggiamenti del Carnevale si ridussero a feste rionali. Su un carro <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carro-della-sirena-napoli-carnevale-18761.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-435" title="carro della sirena- napoli  carnevale 1876" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carro-della-sirena-napoli-carnevale-18761-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></span></a>troneggiava un  grasso Carnevale , ornato di provoloni, salsicce e prosciutti . Al seguito sfilavano donne in lacrime per il suo cattivo stato di salute, che recitavano le infelici diagnosi dei medici dei tre rioni più popolari di Napoli ( il Mercato, il Pendino e il Porto)  alle quali si  contrapponevano un generale e buon augurio di lunga vita.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">E vui ca l’avite visto st’anno/ </span></p>
<p><span style="color: #000000;">lu puzzate vede’a ca a cient’anne</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">(e voi che l’avete visto quest’anno, possiate vedere da qui  a cent’anni).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Interveniva quindi O’ mast’ e festa ( il maestro della festa) che girovagava per le botteghe per  fare la questua in nome del Carnevale e  racimolare qualcosa come rimborso delle spese sostenute.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Ormai  del Carnevale è rimasto ben poco, se non le mascherate perlopiù dei bambini, e qualche piatto tipico, come la lasagna e la <span style="color: #800000;"><strong><a title="pizza di Carnevale in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/?p=424"><span style="color: #800000;">pizza di Carnevale</span></a></strong></span>. Il sanguinaccio, gustosa crema di cioccolata fatta – ahimè- col sangue di maiale,  è stato vietato da recenti norme sanitarie e sostituito </span><span style="color: #000000;">dal più comune cacao.</span></p>
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