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	<title>SkipBlog &#187; testimonianze</title>
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		<title>Libertà di emigrare e diritto a non emigrare</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 20:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa  ho partecipato all’evento “Libertà di migrare” che prevedeva la mostra di semplici disegni fatti dai migranti alla frontiera di Ventimiglia, la lettura di alcune testimonianze raccolte da Monica e un’amica, che li hanno seguiti durante le attività, &#8230; <a href="https://www.skipblog.it/2015/10/28/liberta-di-emigrare-e-diritto-a-non-emigrare/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Alcuni giorni fa  ho partecipato all’evento “Libertà di migrare” che prevedeva la mostra di semplici disegni fatti dai migranti alla frontiera di Ventimiglia, la lettura di alcune testimonianze raccolte da Monica e un’amica, che li hanno seguiti durante le attività, e un dibattito finale.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170401-1.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2065 size-large" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170401-1-1024x657.jpg" alt="" width="584" height="375" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_1701401.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2067" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_1701401-150x150.jpg" alt="20151014_170140" width="150" height="150" /></a>A Ventimiglia ci sono state centinaia e centinaia  di migranti in attesa di varcare i confini francesi, ma sempre respinti, infatti molti si sono poi diretti verso il Brennero sperando di riuscire a raggiungere  l’Inghilterra, la Norvegia, la Germania. Sono stati aiutati da enti, da associazioni, da volontari e dai ragazzi No Borders, che sono stati presenti al confine fino allo smantellamento del presidio, e hanno anche partecipato all’evento in un confronto – spero- chiarificatore e costruttivo.  </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il progetto di arte terapia,  curato da Monica Di Rocco, ha coinvolto volontariamente tanti giovani  africani, e prevedeva la rappresentazione grafico-pittorica di tre temi: 1.la libertà- 2. l’isola (tante isole vicine per formare un unico continente ove sia possibile convivere)  3.sogni, desideri, speranze. Il disegno più emblematico, realizzato da un giovane laureato del Sudan, è stato scelto come locandina dell’evento.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170052.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2068 size-large" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170052-1024x700.jpg" alt="" width="584" height="399" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Negli altri emergono capanne colorate, ricordate o sognate con gli occhi dell’affetto, oppure violate e distrutte. Affiorano spesso barconi dove i migranti si intravedono a stento, mentre domina la scritta “Non si fa nulla per prevenire le migrazioni”. Tra capanne, cuori e ponti spicca “Vogliamo essere liberi in Sudan, vogliamo un nuovo Sudan!” Emergono catene spezzate, mappe e  mete ambìte: Parigi o Londra? Il mito dell’Europa dà speranza a chi ormai può solo guardare avanti per sopravvivere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170337.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2069 size-large" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170337-1024x669.jpg" alt="" width="584" height="382" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci sono state e ci sono polemiche a riguardo dei migranti. Resta il fatto che i conflitti, le persecuzioni, la fame e di conseguenza il fenomeno delle migrazioni,  sono stati a lungo ignorati dalla Comunità Internazionale. L’Unione Europea si è mossa solo quando ormai sulle spiagge del Mediterraneo sono sempre più approdati cadaveri e forse le manifestazioni spontanee della gente nelle piazze alla vista di tante immagini drammaticamente vere, compresa  quella del  piccolo Aylan, sono servite. Si è dovuto arrivare a questo per sensibilizzare i Governi europei ? Alcuni Stati sono ancora restii all’accoglienza, forse hanno già dimenticato i loro profughi, polacchi e ungheresi, che appena arrivati in Italia chiedevano asilo politico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170235-2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2070" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170235-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170355.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2071" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170355-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170153.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2072" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170153-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170159-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2073" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170159-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170420.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2074" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170420-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170145.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2075" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2015/10/20151014_170145-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per troppo tempo abbiamo  sentito slogan populistici, vorrei quindi condividere con voi alcune delle testimonianze che abbiamo letto al pubblico presente perché è  doveroso riportare altre voci, comprendere che le aspirazioni di questi giovani sono le stesse dei nostri figli, ricordare che l’istinto alla sopravvivenza è il motore della vita. Gli occhi spaesati dei tanti ragazzi nei pressi della stazione di Ventimiglia, mi hanno ricordato mio padre che nel dopoguerra, a 21 anni, partì per Genova in cerca di lavoro col fratello di qualche anno più grande, portando con sé una valigia di cartone  semivuota, ma piena di solitudine, affetti lontani e bisogno di trovare una strada, un qualsiasi lavoro. Alla fine della lettura, l’amica Monica  ci ha invitati a disegnare o scrivere qualcosa su un grande foglio di carta. Sono riuscita a scrivere soltanto  “ RESTIAMO UMANI !”</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">“Vengo dalla città. Ero un giornalista. Ho 40 anni. È dal  ‘94 che le cose sono peggiorate in Sudan, se sei nero. Gli arabi sono al potere. Gli arabi islamici sono al potere. Se scrivi una cosa che non gli piace, sei finito. Sono stato in carcere oltre cento volte. Sono stato aiutato più volte da Amnesty International: sono stato rifugiato in Kenia e in Ghana. <span style="color: #ff0000;">Ma perché ritornavi a casa? </span>Perché c’è la mia famiglia. Ecco la foto della mia terza figlia, ha 6 anni. Sono stato aiutato a scappare varie volte, ma non potevo rimanere troppo lontano da mia moglie e dai miei figli. Ho anche lavorato per un campo dell’UNHCUR nel Darfour. Quando sono stato via per più tempo, è stato in Ghana per otto mesi, ma mi è piaciuto molto più stare in Kenya. <span style="color: #ff0000;">Quanto tempo sei stato in carcere nel tuo paese?</span> Dipende, da dieci giorni ad alcuni mesi. Ti faccio vedere” (l’uomo si alza la maglietta e mostra una pancia che converge verso l’ombelico come se avesse subito un’operazione che ha lasciato un buco).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #003300;">“Il mio viaggio fin qui è durato sei mesi. Sono partito dal Darfour nel marzo 2015. Ho preso una Toyota e ho viaggiato per tre giorni fino in Ciad Eravamo in 25. Si è sempre tra le 20 e le 27 persone su una Toyota. <span style="color: #ff0000;">Quanto hai speso?</span> 700 dollari. Poi mi sono fermato in un campo profughi e ho fatto dei lavoretti in giro. Anche lì la situazione è molto difficile. Dopo due mesi me ne sono andato. Con un’altra Toyota, di nuovo affollata, per attraversare il deserto. Cinque giorni molto difficili . <span style="color: #ff0000;">Non vi siete fermati mai?</span> Praticamente mai. La vedi questa bottiglia? Ecco questa serviva per tre giorni. La sete è dura. E poi l’autista, ma non solo quello che ho trovato io, era sempre ubriaco. Molto pericoloso. Ma sono arrivato in Libia. Qui ho lavorato per quattro mesi in un bar. Dieci  giorni fa sono partito con una barca. Ho speso 2000 dollari per la traversata del Mediterraneo, sono arrivato in Sicilia una settimana fa . <span style="color: #ff0000;">Qual è stata per te l’esperienza più dura?</span> I morti a casa, i morti nel deserto. <span style="color: #ff0000;">Alla fine hai speso molto di più per arrivare in Europa in questo modo che se avessi preso un aereo?</span> (risata contenuta) Dal Sudan partono in aereo solo il Presidente e la sua famiglia. Solo loro possono andare dove vogliono.”</span></p>
<p><span style="color: #800080;">“Io ci ho messo 13 giorni per attraversare il deserto di cui tre a piedi senza bere. Ci hanno lasciati in mezzo al nulla dopo 10 giorni…con chi è arrivato, non so come abbiamo fatto.  È stata molto dura, molto più dura del mare”.</span></p>
<p><span style="color: #808000;"><span style="color: #800000;">“Per me il mare è stato molto più duro, non si respirava, ci si vomitava addosso l’un con l’altro, non ho visto la luce per una settimana.</span> <span style="color: #ff0000;">Quanto hai speso?</span> <span style="color: #800000;">1800 dollari.”</span></span></p>
<p><span style="color: #e8380c;">“Ho 25 anni, vengo dal Sudan, dal Darfour. Sono della tribù degli Zakhoy, molti qui al campo sono Zakhoy. Non siamo partiti insieme, ma ci siamo incontrati qui in Italia, ci siamo riconosciuti perché parliamo la stessa lingua. Sono scappato dal Darfour perché là la situazione è molto difficile. <span style="color: #ff0000;">Cosa intendi per difficile?</span> Difficile. Ero arrivato al quarto anno di ingegneria, ma ho dovuto lasciarla. Il governo Al-Bashir arma la gente contro i cristiani e contro i Neri. Ci sono molte armi in giro ,anche i bambini possono essere armati. Così chi non è islamico…<span style="color: #ff0000;">Ma tu lo sei?</span> Sono musulmano, non islamico; se sei musulmano e non islamico, se sei nero e non arabo, sei sempre a rischio. Sei a rischio della vita, ma anche a rischio in ogni aspetto della tua vita. Io ero al pensionato universitario a Khartoun e perché non ero dei loro, venivo taglieggiato di continuo: “Vuoi  sempre la stanza? Devi pagare tot.” Magari dopo un po’ ti chiedono altri soldi. Non ero mai tranquillo.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">Anch’io vengo dal Darfour. Ti faccio vedere questa foto. Lo vedi? Tutte le case sono state bombardate, anche sui raccolti cadevano le bombe. <span style="color: #ff0000;">C’è una bellissima donna anziana qui!</span>  Sì, solo donne anziane e bambini. Vedi queste cicatrici?  Sono state fatte da forbicine…fanno così su tutto il corpo. <span style="color: #ff0000;">Chi?</span> Gli Islamici.</span></p>
<p><span style="color: #993300;">“Veniamo dall’Etiopia. Abbiamo 20 e 22 anni. Abbiamo studiato ad Addis Abeba. Nostro papà è un politico ed è dovuto scappare alcuni anni fa . Si trova in Norvegia e dobbiamo raggiungerlo. Mio fratello è partito due anni fa, poi è finito in un carcere libico, nel caos che c’è là in Libia. Come famiglia non riuscivamo ad aiutarlo a distanza, così sono partito io e con l’aiuto di tutta la famiglia l’abbiamo tirato fuori. <span style="color: #ff0000;">Quanto hai pagato?</span> 1000 dollari. <span style="color: #ff0000;">Che farete?</span> Io e mio fratello vogliamo arrivare in Norvegia .Dobbiamo trovare nostro padre. <span style="color: #ff0000;">Da quanto non avete sue notizie?</span> Da tempo, ma lo vogliamo cercare.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Quali sentimenti provi adesso che dopo tutte queste fatiche, dopo questo sforzo trovi ancora le porte chiuse?</span> <span style="color: #008000;">È un sentimento contraddittorio. È un sentimento contenuto. Non so spiegarlo bene. Sono ancora in viaggio. Qui a Ventimiglia ci starò il tempo sufficiente per ripartire, non so, magari ancora una settimana.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Come hai saputo del presidio No Borders?</span> <span style="color: #3366ff;">Me lo hanno detto altri alla stazione di Ventimiglia. <span style="color: #ff0000;">Perché non sei rimasto in stazione?</span> Va bene qui. Il tempo per riprendersi e ripartire.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Il mio obiettivo è arrivare in Inghilterra. Voglio continuare i miei studi. Sono uno studente.</span> <span style="color: #ff0000;">Anche se l’Inghilterra è lo stato con le porte più chiuse? Proverò a passare. Non hai parenti in Europa?</span> <span style="color: #ff00ff;">No, non ho nessuno, sono solo.</span></p>
<p><span style="color: #800080;">Io voglio arrivare tra la Germania e il Belgio. Ho parenti là.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Io voglio andare a Newcastle. In Darfour ho conosciuto una ONG di Newcastle, devo raggiungere quella città, ci sono amici là.</span></p>
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