Il presepe napoletano come porta rituale tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti

Benevento Giacomo -maestri in mostra

 

Il presepe è la rappresentazione tangibile e visibile della tradizione, non solo come devozione per il Salvatore , ma anche come espressione di tutti i simboli del codice onirico della tradizione (quali il ponte, il pozzo, la fontana, il mulino, il fiume, l’osteria)  vissuti da personaggi tipici di leggende, credenze, superstizioni popolari in una commistione di sacro e profano, magia e religione.                              

 

 

Tra i personaggi del presepe napoletano c’erano figure un po’ tetre, alcune demoniache, ritenute depositarie di messaggi terrificanti e perciò, probabilmente, pian piano sono scomparse ma sopravvivono nella costante presenza del pozzo, del ponte e dell’acqua.” (da “La storia infinita del presepe napoletano: i tetri personaggi del presepe, ormai scomparsi” in skipblog.it)

Tant’è che il presepe non è mai collocato in camera da letto e viene pungitopo (1)circondato da erbe magiche, che allontanano esseri maligni, quali la mortella, il muschio, il pungitopo, il rosmarino e il vepere (arbusto spinoso detto “restina” utilizzato nelle composizioni floreali) e a fine allestimento è irrorato da  incenso. Gesti rituali che sospendono il tempo quotidiano e fanno coesistere passato e presente, demoni e santi quasi in una  funzione  che esorcizza il male e gli spiriti della morte, perciò si potrà trovare un presepe   anche nelle cripte cimiteriali.

  Napoli è simbiosi di vita e di morte, entrambe celebrate e consacrate attraverso funzioni, devozioni e rituali  che confluiscono nel radicato culto dei morti e il presepe napoletano  è una porta rituale tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.

natività -ulderico pinfildi

  La morte è rappresentata dalla farina, dal mulino, dagli orientali e dall’uomo sulla scala che raccoglie fichi. Nel presepe però compaiono spesso i questuante-maestri-in-mostramendicanti, i poveri, gli storpi, i ciechi che patiscono stenti, fame e privazioni nei quali prendono forma le anime “pezzentelle” (dal latino petere  che significa chiedere), anime che chiedono  ai vivi una preghiera e i vivi, in cambio di un favore, pregano per queste anime abbandonate del purgatorio che fanno da tramite tra la vita terrena e quella ultraterrena. Il limite tra la fede – tradizioni popolari e la superstizione è sottile, ma i devoti sentono più vicini a loro le anime pezzentelle di umili origini nelle quali ritrovano comuni miserie, sofferenze e solitudini. 

Anche i bambini, che da poco hanno lasciato il limbo prenatale  e sono  più vicini degli adulti al mondo infero di provenienza, sono da considerarsi creature bisognose. Le offerte di dolci e di doni alimentari ai poveri e ai bambini durante le feste natalizie in fondo sono come offerte funerarie e non  a caso i mendicanti chiedendo l’elemosina spesso dicono “refrisc ‘e ll’anime d’o priatorio oppure  facite bene ‘e ll’anime d’o priatorio”(fate bene all’anime del Purgatorio) .

maestri in mostra 1- 3a edizioneI questuanti compaiono nel presepe perché , secondo un’antica credenza napoletana, i morti vagano sulla terra dal 2 novembre al 6 gennaio, per poi tornare nell’oltretomba. Per questa ragione tanto tempo fa  in alcuni presepi  il 17 gennaio si toglievano  dalla grotta  i personaggi della Natività e vi si mettevano le figurine delle anime purganti.

Anche la costante presenza delle pecore implica un collegamento con gli inferi. Nella favola di Mamma Sirena ( vedi qui) il protagonista canta presso il  mare per  fare tornare la sorella prigioniera negli abissi. Le pecore che mangiano le perle che cadono dai capelli della fanciulla, acquistano il potere  di vaticinio riuscendo a svelare misteri e fare oracoli.  Anche nel cunto di Aniello e Anella del Basile, per effetto di un’acqua sorgiva, il protagonista diviene agnello e può  entrare in contatto col mondo sotterraneo  e acquistare capacità divinatorie. In fondo spesso nelle antiche  ninne nanne meridionali si parla di pecorelle sbranate da lupi, e la loro melodia è come quella delle lamentazioni funerarie proprio perché il sonno  indotto dalla ninna nanna è associato al sonno eterno della morte. Le pecore sono quindi o le anime dei morti dotate di poteri oracolari, o rappresentano bambini o defunti che rischiano di smarrirsi nelle tenebre degli inferi e infatti   antiche divinità dei defunti appaiono con bastoni pastorali e con la testa di cane, come custodi e guida delle anime. Secondo l’antica tradizione presepiale i due carabinieri o le sentinelle  non sarebbero altro che gli angeli carcerieri  che vigilano sulle  anime purganti rappresentate dalle prigioni.

Pietas  e culto  dei morti  sono radicati nella devozione popolare per le anime pezzentelle, praticata nel cimitero delle Fontanelle  nell’antico  quartiere della Sanità (qui) e negli ipogei , di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco in via dei Tribunali, di sant’Agostino alla Zecca  e di san Pietro ad Aram. La  schiera delle più famose anime  purganti che per lungo tempo hanno vissuto e vivono nelle credenze popolari – come ricorda il più grande esperto delle tradizioni e della cultura napoletana, cioè  Roberto De Simone -annovera  Stefania, Lucia, monache e monaci, soldati , marinai e carabinieri,  coppie di  giovani  (Mario e Renato in sant’Agostino alla Zecca, Alfonsino e Ninuccio in Santa Maria delle Anime del Purgatorio), e ancora, nel cimitero delle Fontanelle, i due sposi  dipinti nelle catacombe di San Gaudioso, Concetta la lavandaia, Zi’ Pascale ‘o lucandiere, i  quattro bambini uccisi Peppeniello, Rituccia, Antonietta e Papiluccio, il dottor Giordano e D’Ambrosio, Pascale o’ marucchino, Luciella a’ zingara, mendicanti ciechi, la  monaca  uccisa, Zì Taniello ‘o farenaro, Zì Giustina ‘a pustiera, o’ Capitano e infine  nell’ipogeo di San Pietro ad Aram la lavandaia Candida, la monaca Lucrezia, la zingara Lucia, il pescatore dai capelli rossi, marinai e soldati, i due carabinieri i giovani Marettiello e Gennariniello, i due giudici sconosciuti e la famosa – aprite bene gli occhi- Maria ‘a purpettara (Maria che cucina le polpette), un’ostessa che puniva i mariti infedeli apparendo in  sogno con polpette avvelenate che causavano dolori simili alle doglie.

anima pezzentella presepeTante anime pezzentelle, a volte lambite da fiammelle,  che sembrano darsi appuntamento   nel presepe “In conclusione, dalla frequente ricorrenza di medesimi personaggi che compaiono sia come figurine presepiali sia come immagini di defunti ritualizzati, si può individuare la presenza di un unico tessuto religioso di tipo animistico, composto da elementi archetipali che sembrerebbero riferirsi ad antiche divinità infere” (da “ il Presepe popolare napoletano” di Roberto De Simone)

Nel presepe napoletano si riproduce  anche questo mondo sommerso con il quale,  tra storia e leggende, fede e superstizione, i napoletani  si conciliano sia  per esorcizzare la paura della morte, sia  per accogliere  le anime purganti che lasciano intravedere non solo il destino dell’umanità  di sempre, ma anche una speranza di redenzione dei vivi e dei morti per scattare in avanti nella vita terrena e ultraterrena.

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11 pensieri su “Il presepe napoletano come porta rituale tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti

  1. C’è un fascino incredibile nelle simbologie che ci hai illustrato e in questa fusione tra le tradizioni pagane e quelle religiose. Sto scoprendo dalle tue parole la bellezza del presepe napoletano e te ne ringrazio.

    • @Ambra:grazie a te che lo apprezzi e grazie soprattutto a Roberto De Simone che tanto ha scritto e rappresentato a riguardo delle antiche tradizioni campane.

  2. Salve, mi lusinga che abbiate utilizzato, in due foto dei vostri articoli, le immagini delle mie opere…….molto interessanti gli articoli……saluti, Giacomo Benevento.

    • @Giacomo Benevento: benvenuto nel blog :) e grazie per le splendide opere che realizza ed espone, consentendo di apprezzare l’antica e sempre bella arte presepiale.

  3. Grazie di questi bellissimi post, ti ho “conosciuta” su google+ tramite Spartaco. Mi piacciono tantissimo questi post, sono stato a Napoli e da antropologo mi sono innamorato da subito di questa ricchissima cultura. Spero proprio di poter fare una ricerca su questa bellissima citta` un giorno. Volevo chiederti se sei a conoscenza di studi o altro riguardo alle figure del lotto. Ciao e grazie

    • @Marco Lazzarotti: benvenuto nel blogherello! :)
      A riguardo della cabala napoletana, detta smorfia, ho trovato informazioni frammentarie nei miei libri.
      Qui un po’ di notizie storiche sul gioco del lotto, criticato da Matilde Serao in “Leggende napoletane”, e sulla smorfia napoletana utilizzata per interpretare sogni e trovare corrispondenze in numeri da giocare al lotto.
      Figure un po’ leggendarie sono gli assistiti, cabalisti, che riuscivano a comunicare con l’aldilà (I mestieri di Napoli di Pietro Gargano, Newton 1996) e, dietro compenso minimo, davano i numeri da giocare al lotto.
      In “Napoli Esoterica” Mario Buonoconto scrive: “una derivazione molto più terrena e innocua dei munacielli sono gli Assistiti. Questi personaggi erano, e in qualche caso sono, il contatto buono con il mondo dei Morti. Una civiltà antichissima che con le sibille e gli aruspici ebbe sempre “aperto” il dialogo con gli Inferi, non solo non teme, ma “pretende” che l’atteso messaggio venga ai vivi attraverso quella “porta dei sogni” che ancora giustifica il gioco del Lotto- autentica ritualità del vicolo- che nasconde altre e più inquietanti formule. La più nota è quella che passa “attraverso” l’assistito (direttamente dal mondo sotterraneo, della conoscenza) ai vivi. L’assistito “dà i numeri” in stato di trance; ma non può farlo apertamente per rispetto delle entità che lo assistono.
      In” Sogno e profezia nel vicino Oriente antico”in Abstracta n.39-luglio-agosto 1989” Paolo Xella scrive che nella cultura napoletana esistono diffuse credenze, superstizioni, relative al valore profetico delle visioni oniriche, ritenute suscettibili di agire in vari modi sulla realtà e di influenzare la vita di chi sogna. La “Smorfia” che interpreta sogni, trovando corrispondenze in numeri da giocare al lotto, con la speranza di vincite, non è altro che la più recente corrispondenza ai Libri dei sogni risalenti alla civiltà egizia e mesopotamica.

      Ti informo se trovo un testo specifico in qualche libreria del centro storico di Napoli.
      Grazie della visita e buona ricerca :)

  4. Pingback: “La casa de li spasse , lo puorto de li guste” nel presepe napoletano | SkipBlog

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