Archive for the 'poesie' Category
“La notte lava la mente” di Mario Luzi
La notte lava la mente.
Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario Luzi
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1° Concorso di poesia “Ermes” – Chiusura fase preliminare
Le poesie selezionate dalla giuria, in base alla correttezza formale e alla pertinenza al tema della speranza, sono 16. Risultano quindi ammesse alla semifinale del 1° Concorso di Poesia “Ermes”.
Ora tocca a voi, cari lettori! Potete votare due poesie, esprimendo un voto da 6 a 10 con un commento nel blog “Poesie in vetrina” di Stella. Le due poesie accederanno alla finale insieme ad altre tre, scelte dalla giuria.
Qui potete leggerle ed esprimere le vostre preferenze.
Buona lettura e grazie a tutti coloro che hanno partecipato.
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A palazzo Oro Ror
Nel cuor della notte, ogni notte,
la veglia incomincia a palazzo Oro Ror.
In riva allo stagno s’innalza il palazzo,
soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.
Già lenta l’orchestra incomincia la danza,
la notte è profonda.
Comincian le dame che giungon da lungi,
discendon silenti dai cocchi dorati.
Dei ricchi broccati ricopron le dame,
ricopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati.
Finestra non s’apre a palazzo Oro Ror,
ma solo la porta, la sera, pel passo alle dame.
In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
Lo stagno ne specchia l’entrata,
e l’oro dei cocchi risplende nell’acqua estasiata.
L’orchestra soltanto si sente.
Si perde il vaghissimo suono
confuso fra muover di serici manti.
La veglia ora è piena.
Di fuori più nulla.
Silenzio.
Un cocchio lucente ancora lontano risplende,
s’appressa più ratto del vento
e rapida scende la dama tardante.
Se n’ode soltanto il leggero frusciare del serico manto.
Il cocchio ora lento nell’ombra si perde.
Aldo Palazzeschi
6 commentsPer Haiti
Bambina (che gioca) alla campana
L’unico piede
d’appoggio
urta la pietra piatta
ne misura lo scatto
ombrello
sull’alba della coscia
la gonna gonfia
come una bussola folle
e il volo sospeso delle ali
per bilanciare la gamba ripiegata
la cadenza esita e si assesta
ogni passo verso me comporta il rischio di una caduta
ed ogni secondo di azzardo è la nostra fortuna in equilibrio.
Paul Laraque ( poeta haitiano)
Traduzione: Giancarlo Cavallo
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Primo Concorso di poesia “Ermes”
Annunciaziò , annunciaziò!
Prende il via il primo concorso di poesia “Ermes”, in memoria di Alfio Petralia, giovane autore di talento , scomparso prematuramente a 23 anni il 10/12/1997. Il concorso è aperto a tutti gli utenti della rete che siano blogger, desiderosi di scrivere sulla speranza, che è il tema proposto. Il regolamento per partecipare è pubblicato sul blog POESIE IN VETRINA. Le poesie dovranno pervenire al succitato blog entro il 31 gennaio 2010, e dopo le fasi di ammissione, semifinale e finale, il 14 marzo 2010, sarà proclamata la poesia vincitrice del concorso .
Forza e coraggio, liberate l’anima e i versi rendendo merito alla “Poesia che aiuta il cuore a non invecchiare” (Romano Battaglia)
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Lo specchio
Lo specchio che hai fissato sul petto
è il segnale di un patto profondo
tu mi guardi mentre io ti guardo dentro
e se ti guardo dentro mi vedo.
Antonio Porta
22-8-1981
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Omaggio ad Alda Merini
Quando penso ad Alda Merini vedo uno spirito inquieto, consapevole della sua innata diversità, dovuta ad una straordinaria sensibilità e capacità di immergersi nell’animo umano con uno sguardo profondo ed appassionato. Ha cantato la vita nelle sue pieghe più sofferte , non immaginate, ma vissute in prima persona, dalle quali seppe risollevarsi e di cui ha lasciato traccia in una vastissima produzione poetica. La ricordo con le sue stesse parole, che restano profonde come impronte sulla terra, tenere , dolci e tormentate di vate solitario, talvolta incompreso nella sua genialità.
“No, non mi importa molto della poesia: la poesia è una delle tante manifestazioni della vita. È un modo di parlare, e può essere cattiva, buona, iraconda, inutile. È un modo di far teatro, è un modo di mascherarsi. La poesia può essere una maschera greca, un carnevale. Può essere una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. Sono tante le definizioni della poesia. Diciamo che la letteratura può essere anche un modo di sentirsi pazzi.
Un modo di parlare, di sentire e di sentirsi, di essere al mondo: ma modo irrinunciabile; investitura divina che non consente abiure; personalissimo, esclusivo esserci; condanna e dono insieme”
Lascio a te queste impronte sulla terra
Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.
“Si parla spesso di solitudine, fuori, perchè si conosce un solo tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiscienza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perchè loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo modo di vivere. In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l’una con l’altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l’ho preso più da nessuno, perchè ero guarita. Ma con il marchio manicomiale.”
(da L’altra verità ”Diario di una diversa”)
I poeti lavorano di notte.
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle
(in Testamento – Alda Merini)
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Il canto vuole essere luce (Federico García Lorca)
Il canto vuole essere luce.
Nel buio il canto ha
fili di fosforo e luna.
La luce non sa cosa vuole.
Nei suoi contorni d’opale,
incontra se stessa
e va via.
(da Canzoni- Federico García Lorca)
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Dentro il frullo di cordicella
Dentro il frullo di cordicella
salta sveltissima mia sorella.
La cordicella le passa sotto
le passa attorno, giro perfetto
la cordicella le passa accanto
gabbietta d’aria, palla di vento
giro leggero di corda molle
tana lievissima di fune folle
salta sveltissima mia sorella
dentro il frullo di cordicella.
Roberto Piumini
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Mi sento solo.







