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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for the 'poesie' Category

Il grande pi greco

Il grande pi greco



Degno di meraviglia è il numero pi greco

tre virgola uno quattro uno.

Le sue cifre seguenti sono ancora tutte iniziali,

cinque nove due, perché non ha mai fine.

Non si fa abbracciare sei cinque tre cinque con lo sguardo,

otto nove con il calcolo,

sette nove con l’immaginazione,

e neppure tre due tre otto per scherzo, o per paragone

quattro sei con qualsiasi cosa

due sei quattro tre al mondo.

Il più lungo serpente terrestre dopo una dozzina di metri s’interrompe.

Così pure, anche se un po’ più tardi,  fanno i serpenti delle favole.

La fila delle cifre che compongono il numero Pi greco

non si ferma al margine del foglio,

riesce a proseguire sul tavolo, nell’aria,

su per il muro, il ramo, il nido, le nuvole, diritto nel cielo,

per tutto il cielo atmosferico e stratosferico.

Oh come è corta, quasi quanto quella di un topo, la coda della cometa!

Quanto è debole il raggio di una stella, che s’incurva nello spazio!

Ed ecco invece due tre quindici trecento diciannove

il mio numero di telefono il tuo numero di camicia

l’anno mille novecento settanta tre sesto piano

numero di abitanti sessanta cinque centesimi

giro dei fianchi due dita una sciarada e una cifra,

in cui vola vola e canta, mio usignolo

e si prega di mantenere la calma,

e così il cielo e la terra passeranno,

ma il Pi greco no, quello no,

lui sempre col suo bravo ancora cinque,

un non qualsiasi otto,

un non ultimo sette,

stimolando, oh sì, stimolando la pigra eternità

a durare.


Wislawa Szymborska


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“…corpo e mente, un’emozione controllata dall’intelletto. Allora sì, io il lettore lo coinvolgo così” (Edoardo Sanguineti)

Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, autore di teatro, critico, saggista. Così oggi si ricorda Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930- Genova,18 maggio 2010) esponente della neoavanguardia e  del Gruppo 63 che negli anni Sessanta propose un’innovativa  ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti. I suoi scritti sono complessi, a volte ostici, evocativi, provocatori e sorprendenti.

Prendere o lasciare. Una forma letteraria vicina alla musica, per i ritmi incalzanti o spezzati, le pause e l’andamento in crescendo o diminuendo,  come le immagini che, simili a flash,scendono nella profondità dei pensieri per risalire nella superficie delle sensazioni.


acrobata (s. m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno, è per l’etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche, di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi, fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo): volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri, in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell’aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta mortalmente: e mortalmente (e moralmente) ruota: (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore):


(da “Corollario”1992-1996)


Ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda,
che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi,
i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte,
con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo,
se ti prendo, con i miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti aspiro, ti respiro
con le tue nebbie e trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita
che ti amano, che ti arano, con la mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora,
mia vita, mio avaro amore amaro:
io sono qui così, la zampa del mio uccello, di quello
che ti gode e ti vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la pupilla che ti vibra
e ti brilla, che ti tintinna e titilla; sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che
ti pungo, mio fungo, io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io,
passero e pettirosso del tuo fosso: io la piuma, io l’osso, che ti scrivo: io, che ti vivo.



a quella reginella ridarella, a quella raganella griderella, la bella sopranella
in sottanella, a quella stella bianca, stella nana, unica mia sovrana disumana,
alla sua bianca mano, al piede bianco e stanco, e storto, e morto, a quel suo buco
nero, buco vero, dunque io parlo, e così parlando dico:
felice la tua faccia
di vinaccia, felici le tue braccia di focaccia, principessina di uvaspina,
manducabile inconfutabile, amabile potabile: felice, mia selvaggia, chi ti assaggia
candeggiante albeggiante, sola, tra due lenzuola: felice il tuo sensibile cannibale,
felice chi ti inghiotte in una notte, chi ti concuoce veloce, e ti digerisce
e smaltisce, e ti chilifica e chimifica: felice chi ti dice, e ti nientifica:



(da L’ultima passeggiata – Omaggio a Pascoli – 1982)


5.

esiste il vuoto tempo dell’attesa, esistono irrazionali
meteore e, ad occhi aperti, ciechi nomadismi:


esiste


(in forma informe di ballata) la vuota attesa del vuoto (le nobili
attenzioni, la profonda pietà cristiana, i misteri dell’anima,
la luce…)


esistono gli “stati di necessità”, esistono i governi


di (centro-)destra


oh, al confine con la mia catastrofe, esisti, catastrofico
sguardo d’amore, sempre


(…ma resiste,


figlio, inamabile e vero, il duro tempo della nostra storia).


(da Mikrokosmos -poesie 1951-2004)



Questo è il cuore dei monti


Questo è il cuore dei monti, che è il tuo cuore,
vinosa vena di fresco sapore:


vedi, un corno di luna è un paio di ali,
nodo è di nidi, in luci vendemmiali:


questo è un vecchio castello di tarocchi:
questo è il cuore del mondo, nei tuoi occhi:


bevendo bianca pace settembrina,
saltami in cerchio, bella furlanina.



Ballata delle donne


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.


Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.


Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.


Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.


Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.


(da Ballate 1982-1989  in “Il gatto lupesco -poesie 1982-2001)


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I limoni – Eugenio Montale

I limoni



Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi

fossi dove in pozzanghere

mezzo seccate agguantano i ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.


Meglio se le gazzarre degli uccelli

si spengono inghiottite dall’azzurro:

più chiaro si ascolta il susurro

dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,

e i sensi di quest’odore

che non sa staccarsi da terra

e piove in petto una dolcezza inquieta.

Qui delle divertite passioni

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed è l’odore dei limoni.


Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s’abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta

di scoprire uno sbaglio di Natura,

il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

nel mezzo di una verità.


Lo sguardo fruga d’intorno,

la mente indaga accorda disunisce

nel profumo che dilaga

quando il giorno più languisce.

Sono i silenzi in cui si vede

in ogni ombra umana che si allontana

qualche disturbata Divinità.


Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo

nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra

soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.

La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta

il tedio dell’inverno sulle case,

la luce si fa avara-amara l’anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d’oro della solarità.



Eugenio Montale

(da Ossi di seppia)


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Per Alda Merini, nata il 21 a primavera.

Alberto ha ricordato nel suo blog la nascita di Alda Merini, nata il 21 marzo. Oggi  Milano le ha reso omaggio con una serie di manifestazioni e una targa, che è stata affissa  sulla casa della poetessa in Ripa Porta Ticinese.  Le quattro figlie di Alda Merini hanno voluto realizzare un sito internet in sua memoria “per comunicare quello che per noi è un modo di dar voce a nostra madre, alla sua follia e alla sua dolcezza, per farla parlare ancora perché non venga dimenticata”.


Tempo fa l’ avevo ricordata qui,  con le sue stesse parole, che restano profonde come impronte sulla terra, tenere , dolci e tormentate di vate solitario, talvolta incompreso nella sua genialità. Con piacere  segnalo il sito della poetessa dei Navigli www.aldamerini.it in occasione della sua nascita e dell’inizio della primavera.


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La poesia vincitrice del 1° Concorso “Ermes”

 

Si è concluso il 1° Concorso di Poesia “Ermes”. Dopo un’attenta e laboriosa analisi, i membri della giuria hanno individuato la poesia vincitrice insieme alla seconda e terza classificate.

 

1. Poesia vincitrice del 1° Concorso “Ermes”: “Aprile” di Finestra sul cortile 


Prima che arrivassi tu
a strappare i sigilli a questo lungo colpo di sonno,
ho atteso mille temporali,
ho consumato domande come sandali d’estate,
come lettere che per paura si chiudono nei cassetti.
Prima che arrivassi tu
mio angelo di vento,
esile demone di stupore,
ho patito il continuo franare dei sassi
persi per sempre sul fondo del lago.
Ma ora invece che ti scrivo so che verrà di nuovo Aprile
con i suoi gerani alle finestre,
a stringerci i fianchi e ad intagliarci i nomi.
Ed il nostro tempo da decorare e riprenderci
sarà un cielo impertinente di risvegli.

 

2. Poesia 2° classificata: “Indispensabili attese” di Tamango 

Aspettando le parole chiare
mi sono mille volte arresa,
e mille volte ancora le ho cercate,
ascoltate,
anche quel giorno
mentre scendevi le scale
come gabbiano in picchiata sul mare,
per fuggire da quelle che non capivi.
Le ho sentite e perse
quando mia madre
s’inondò di luce
per brillare in eterno,
ma oggi le ho qui,
dentro un pugno chiuse,
nucleo della vita
e più forti dell’amore:
indispensabili attese!
Si ripetono
in un ciclo perpetuo
e come la giovane risacca
è mare aperto
così la mano che semina tasta già le messi
quando la terra gonfia
e gravida germoglia.
La notte, figlia e madre del giorno,
mi accoglie tra le sue spire blu,
la nego e non m’abbandono
e mentre aspetto l’alba,
meraviglia del nuovo mattino,
apro il pugno e libero
le parole della speranza.

 

3. Poesia 3° classificata: “Cieli trasparenti e vita” di Sangervasio Antonio

 

Oggi
allo spuntar dei fiori,
nei tenui prati,
nel dissolversi di brina
sul lento corso,
al sollevar di sole,
nei bei cortili,
saro’ pronto alla vita,
ricusando
l’impazienza che m’alberga.
Allor
mi desto
in ripide di speranza.

 

Alla fine di questa esperienza ringrazio Annarita per lo splendido coordinamento, Stella per l’iniziativa, le autrici del logo e delle targhe,  i membri della Commissione  per il confronto e gli spunti di riflessione , ma soprattutto mi complimento con tutti coloro che hanno partecipato e si sono cimentati ad esprimersi sulla “Speranza”, un tema di ampia e non facile  interpretazione.

 

A volte la poesia ha una forza evocativa di  immagini e parole che fa vibrare il  pentagramma dell’anima, oppure crea attese e pause di riflessione, di percezione. Di solito suscita silenzio nell’ascolto di chi comunica la propria interiorità , nella quale talvolta  si scopre parte di sè.

 

Per queste ragioni apprezzo la poesia, nelle sue forme più o meno solenni, e per me è stato un piacere partecipare a questa bella iniziativa  come (con)giurata :)

 

   

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“La notte lava la mente” di Mario Luzi

 

 

 

La notte lava la mente.

 

Poco dopo si è qui come sai bene,

file d’anime lungo la cornice,

chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

 

Qualcuno sulla pagina del mare

traccia un segno di vita, figge un punto.

Raramente qualche gabbiano appare.

 

 

 

Mario Luzi

 

 

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1° Concorso di poesia “Ermes” – Chiusura fase preliminare

 

Le poesie selezionate dalla giuria, in base alla correttezza formale e alla pertinenza al tema della speranza, sono 16. Risultano quindi ammesse alla semifinale del 1° Concorso di Poesia “Ermes”.

 

Ora tocca a voi, cari lettori! Potete votare  due poesie, esprimendo un voto da 6 a 10 con  un commento nel blog “Poesie in vetrina” di Stella.  Le due poesie accederanno alla finale  insieme ad altre tre, scelte dalla giuria.

 


 

 

 

Qui potete leggerle ed esprimere le vostre preferenze.

 

Buona lettura e grazie a tutti coloro che hanno partecipato.  :)


 

 

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A palazzo Oro Ror

Nel cuor della notte, ogni notte,
la veglia incomincia a palazzo Oro Ror.
In riva allo stagno s’innalza il palazzo,
soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.

Già lenta l’orchestra incomincia la danza,
la notte è profonda.

Comincian le dame che giungon da lungi,
discendon silenti dai cocchi dorati.
Dei ricchi broccati ricopron le dame,
ricopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati.

Finestra non s’apre a palazzo Oro Ror,
ma solo la porta, la sera, pel passo alle dame.
In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
Lo stagno ne specchia l’entrata,
e l’oro dei cocchi risplende nell’acqua estasiata.

L’orchestra soltanto si sente.
Si perde il vaghissimo suono
confuso fra muover di serici manti.
La veglia ora è piena.
Di fuori più nulla.
Silenzio.

Un cocchio lucente ancora lontano risplende,
s’appressa più ratto del vento
e rapida scende la dama tardante.
Se n’ode soltanto il leggero frusciare del serico manto.

Il cocchio ora lento nell’ombra si perde.

 

 

Aldo Palazzeschi

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Per Haiti

 

 

 

 

Bambina (che gioca) alla campana

 

 

 

L’unico piede
d’appoggio
urta la pietra piatta
ne misura lo scatto
ombrello
sull’alba della coscia
la gonna gonfia
come una bussola folle
e il volo sospeso delle ali
per bilanciare la gamba ripiegata
la cadenza esita e si assesta
ogni passo verso me comporta il rischio di una caduta
ed ogni secondo di azzardo è la nostra fortuna in equilibrio.

 

 

Paul Laraque ( poeta haitiano)

 

Traduzione: Giancarlo Cavallo

 

 

 

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Primo Concorso di poesia “Ermes”

 

Annunciaziò , annunciaziò!

Prende il via il primo concorso di poesia “Ermes”, in memoria di Alfio Petralia, giovane autore di talento , scomparso prematuramente a 23 anni il 10/12/1997. Il concorso è aperto a tutti gli utenti della rete che siano blogger, desiderosi di scrivere sulla speranza, che è il tema proposto. Il regolamento per partecipare è pubblicato sul blog POESIE IN VETRINA. Le poesie dovranno pervenire al succitato blog entro il 31 gennaio 2010, e dopo le fasi di ammissione, semifinale e finale, il 14 marzo 2010, sarà proclamata la poesia vincitrice del concorso .

Forza e coraggio, liberate l’anima e i versi rendendo merito alla “Poesia che aiuta il cuore a non invecchiare” (Romano Battaglia)

 

 

 

 

 

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