Che sia un anno …

Tempo di vacanze, di pause, di brindisi… perciò vi lascio l’ augurio skippesco delle S, a me caro,  la cui forma serpentina rappresenta la rottura simbolica del tempo con la speranza di arrestare eventi nefasti e rigenerare un tempo nuovo, più equo e giusto. 

L’Anno Nuovo alle porte sia strabiliante, splendente, sorprendente e sostanzioso ma  stracarico di salute, serenità e speranza, saggezza, simpatia e sincerità , sentimento e sensualità , sprint e successo, soldi , sogni e speranze , solarità e sorrisi, sesso sfrenato ma sicuro e ancora

senza sprechi e smog (per gli ambientalisti),

senza stop né stand by ma con scelte soddisfacenti e scommesse da vincere con se stessi e con la sorte

e soprattutto senza sfortuna né scosse  sismiche reali e non

In veritá mi accontenterei di un anno serenamente, semplicemente e silenziosamente  stelluminoso.

Auguri di Buon Anno a tutti!

 

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“La casa de li spasse, lo puorto de li guste” nel presepe napoletano

 La taverna è uno dei tre quadri fondamentali del presepe napoletano, insieme  alla Nascita e all’Annuncio ai pastori, che per la prima volta  nel 1507 fu  introdotta dal bergamasco Pietro Belverte in un presepe per i frati di San Domenico Maggiore. Dal 1600 in poi la taverna divenne uno spazio caratterizzante il presepe, un angolo di vita quotidiana che in primo piano capta l’attenzione di chi osserva. In effetti il presepe napoletano ha riprodotto e riproduce in sé personaggi, eventi, mode contemporanee e la stessa arte gastronomica vi confluì, considerando che raggiunse l’apice nel 1700.

Già verso la metà del ‘600 il marchese di Crispano censì a Napoli circa 210 taverne dove la tradizione culinaria era ben radicata. Pare che l’ambientazione della taverna sia da ricondurre  all’Osteria del Cerriglio, di fama europea, sorta nel ‘500 e ubicata tra i banchi Nuovi e Sedile del Porto, dietro Piazza Bovio e Corso Umberto. Era  ancora molto  rinomata nel ‘700 sia per la qualità delle pietanze  e del vino, sia perché frequentata da artisti e letterati, nobili e stranieri, amanti della buona tavola che lì venivano a contatto con il popolo e le prostitute.

 

 

Giambattista  Basile scrisse che era

”La casa de li spasse

lo puorto de li guste

dove trionfa Bacco

dove se scarfa  Venere e l’allegria

dove nasce lo riso

cresce l’abballo e  bernolea lo canto

s’ammansona la pace

pampanea la quiete

dove gaude lo core

se conforta la mente

se dà sfratto a l’affanno

e s’allonga la vita pe cient’anne”

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Nella locanda del Cerriglio  il  Caravaggio fu sfregiato al viso nel 1609 durante un soggiorno a Napoli. Qui si esponevano in bella vista una gran varietà di  prodotti alimentari e ortofrutticoli, che potevano  appagare l’atavica fame e la miseria del popolo, più di recente  rappresentate da Pulcinella o dal mangiatore di maccaroni :  salsicce, uova, polli, pesci e frutti di mare, ortaggi, frutta, formaggi, ricotte.

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Oltre ad essere il regno dell’abbondanza, lo era anche della convivialità partenopea e del  divertimento perché musicanti e donne allietavano gli avventori in cerca del piacere o delle chiacchiere sui fatti della città.

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Nella taverna primeggiavano  le colorate maioliche: piatti, zuppiere, lucerne, pavimenti, piastrelle, ampia testimonianza dell’artigianato locale.

taverna con monacoIn seguito, dalla fine del XIX secolo, gli studiosi di storia, di tradizioni e di antropologia rividero la simbologia del presepe e la taverna fu quindi considerata luogo di perdizione ove regnano i vizi di gola, lussuria, gioco ed ubriachezza;  a volte vi compaiono anche un monaco ubriaco, che rappresenta la corruzione temporale della chiesa, i giocatori di carte, detti Zì Vicienzo e Zì Pascale che  hanno poteri divinatori e l’oste che diviene un personaggio demoniaco.

 

Quest’anno vi  segnalo due mostre sull’arte presepiale:

“Maestri in Mostra” presso Villa Fiorentino, Corso Italia 53 –Sorrento (Na) fino al 10 gennaio (ore 10-13 e 16-21) 

“Trentesima Mostra di Arte Presepiale”  nel Complesso Monumentale San Severo al Pendino, Via Duomo 286- Napoli fino all’8 gennaio 2016 (ore 9.00-19.00)

 

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La coltura degli alberi di Natale – Thomas Stearns Eliot

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 Quest’anno voglio ricordare quei Natali vissuti con l’ entusiasmo tipico dei bambini, mentre con papà  allestivo il presepe e addobbavo l’albero, infine ammirati con la soddisfazione e la gioia di avere realizzato qualcosa che era bello per me, per noi, e ci apparteneva e ci appartiene ancora.

 Libera è l’ interpretazione di questi versi, con i quali auguro un Buon Natale a tutti gli amici e lettori di questo blog.

 

La coltura degli alberi di Natale – Thomas Stearns Eliot

 

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,

e alcuni li possiamo trascurare:

il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale ,

il rumoroso (essendo i bar aperti fino a mezzanotte),

e l’infantile – che non è quello del bimbo

che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato

spiegante  l’ali alla cima dell’albero

non solo una decorazione, ma anche un angelo.

Il fanciullo di fronte all’albero di Natale:

lasciatelo dunque in spirito di meraviglia

di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto;

così che il rapimento splendido, e lo stupore

del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto

dei primi doni ricevuti (ognuno

con un profumo inconfondibile e eccitante),

e l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento

atteso e che stupisce al suo apparire,

e reverenza e gioia non debbano

essere mai dimenticate nella più tarda esperienza,

nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio,

nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento.

Nella pietà del convertito

che si potrebbe tingere di vanagloria

spiacente a Dio e irrispettosa verso i fanciulli

(E qui ricordo con gratitudine anche

Santa Lucia, con la sua canzoncina e la sua corona di fuoco)

così che prima della fine, l’”ottantesimo” l’ultimo, qualunque esso sia

le accumulate memorie dell’emozione annuale

possano concentrarsi in una grande gioia

simile sempre a un grande timore, come nell’occasione

in cui il timore giunse ad ogni anima

perché l’inizio ci ricorderà la fine

e la prima venuta la seconda venuta

 

Thomas Stearns Eliot

(tratta da Il Natale. Antologia dei poeti del ‘900, traduzione di Giovanni Giudici)

 

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La Street Art a Napoli

Napoli è meta di street artists di fama mondiale come Banksy , la cui Madonna con la pistola si trova  presso la chiesa dei Girolamini ,  e Zilda di cui parlai qui e che ho omaggiato riprendendo nell’header di Skip blog il suo murales  “La Speranza che risolleva l’amore ferito”,  tratto dall’omonimo quadro di Carlos Schwabe.

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Prima per il M.A.D.R.E., museo dell’arte contemporanea di Donna Regina riaperto da poco, poi per la metropolitana che ospita opere di rinomati artisti, Napoli si sta affermando sempre più come città recettiva delle forme d’arte più innovative. Non potevo perdere il bel San Gennaro di Jorit Agoch, artista napoletano di madre olandese sensibile a  temi sociali, che ha realizzato gratuitamente  questo capolavoro all’entrata del popolare quartiere Forcella,  vicino alla  chiesa di San Giorgio Maggiore in via Duomo.  È stato definito un  Gennaro laico in quanto ispirato da un operaio trentenne del quartiere e di nome Gennaro. Per alcuni questo santo richiama anche il poeta e scrittore  Nunzio Giuliano, un esponente della famiglia che ha dominato per decenni Forcella che, allontanatosi  dal clan, rilasciava dichiarazioni  contro il sistema camorra e pertanto fu  ucciso il 27 marzo 2005, in via Tasso ad opera di ignoti.  San Gennaro ha uno sguardo rivolto in avanti e leggermente in alto e “Al  Gennaro di Jorit, che è ognuno di noi, chiediamo di fermare la ferocia della faida che è nelle strade dietro di lui.” ha dichiarato l’assessore  Alessandra Clemente.

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Molto particolare e bello è l’imponente murales, alto 20 m., che ritrae una  ragazzina rom con una serie di libri, una matita e uno strummolo, simboli della cultura e della tradizione. Si intitola “Ael. Tutt’ egual song’ e creature (“Ael”significa colei che guarda il cielo in lingua romanì,  i bambini sono tutti uguali, da una canzone del cantautore Enzo Avitabile) .  Ael  guarda con occhi sereni  Ponticelli , quartiere caldo di Napoli, e ricorda l’incendio del campo rom  di qualche anno fa. Oggi  le mamme indicano  il murales  ai figli dicendo: “Vedi?  È una zingarella ” e definire i rom con un vezzeggiativo aiuta a familiarizzare con il simbolo degli esclusi e –si spera- a ridimensionare pregiudizi e stereotipi.  “Ho maturato un’intensa esperienza di volontariato creativo in giro per il mondo- spiega Agoch-  vivendo presso culture e civiltà altre da paradigmi e parametri occidentali. Ciò ha fatto sì che si formasse in me, a poco a poco, la certezza che ogni diversità sia da superare, nel verso della nostra universale appartenenza alla grande tribù umana. Da allora, e soprattutto dai viaggi in Africa, qualsiasi sia la provenienza del soggetto dipinto sui muri delle città del pianeta, ogni mio volto riporta il segno di un rito pittorico, che rifonde l’individuo celebrato  (persona o personaggio) nel principio assoluto dell’uguaglianza” . I segni sui visi dei personaggi sono l’inconfondibile firma dello street artist.

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Gli abitanti del rione Materdei di Napoli  hanno invece  finanziato un gigantesco murales per portare la bellezza nelle strade. La sirena Parthenope, dipinta dall’argentino Francisco Bosoletti, spicca in un murales di 15 metri sulla facciata di un condominio nella salita San Raffaele.

La-Donna-del-Giardino-Materdei-NapoliNella stessa strada si trovano  anche le figure de il “Giardino liberato” dell’ex convento delle suore Teresiane.  “La donna del giardino” cerca di mostrarsi sul portone dell’ex convento …

 

 

 

 

 

le ombre di napoli

 

…mentre  sui muri “le ombre di Napoli” vorrebbero insidiare e imprigionare  una fanciulla  sognante che guarda oltre. Come Napoli.

 

 

 

 

 

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