Archive for the 'poesie' Category
Per Alda Merini, nata il 21 a primavera.
Alberto ha ricordato nel suo blog la nascita di Alda Merini, nata il 21 marzo. Oggi Milano le ha reso omaggio con una serie di manifestazioni e una targa, che è stata affissa sulla casa della poetessa in Ripa Porta Ticinese. Le quattro figlie di Alda Merini hanno voluto realizzare un sito internet in sua memoria “per comunicare quello che per noi è un modo di dar voce a nostra madre, alla sua follia e alla sua dolcezza, per farla parlare ancora perché non venga dimenticata”.
Tempo fa l’ avevo ricordata qui, con le sue stesse parole, che restano profonde come impronte sulla terra, tenere , dolci e tormentate di vate solitario, talvolta incompreso nella sua genialità. Con piacere segnalo il sito della poetessa dei Navigli www.aldamerini.it in occasione della sua nascita e dell’inizio della primavera.
La poesia vincitrice del 1° Concorso “Ermes”
Si è concluso il 1° Concorso di Poesia “Ermes”. Dopo un’attenta e laboriosa analisi, i membri della giuria hanno individuato la poesia vincitrice insieme alla seconda e terza classificate.
1. Poesia vincitrice del 1° Concorso “Ermes”: “Aprile” di Finestra sul cortile
Prima che arrivassi tu
a strappare i sigilli a questo lungo colpo di sonno,
ho atteso mille temporali,
ho consumato domande come sandali d’estate,
come lettere che per paura si chiudono nei cassetti.
Prima che arrivassi tu
mio angelo di vento,
esile demone di stupore,
ho patito il continuo franare dei sassi
persi per sempre sul fondo del lago.
Ma ora invece che ti scrivo so che verrà di nuovo Aprile
con i suoi gerani alle finestre,
a stringerci i fianchi e ad intagliarci i nomi.
Ed il nostro tempo da decorare e riprenderci
sarà un cielo impertinente di risvegli.
2. Poesia 2° classificata: “Indispensabili attese” di Tamango
Aspettando le parole chiare
mi sono mille volte arresa,
e mille volte ancora le ho cercate,
ascoltate,
anche quel giorno
mentre scendevi le scale
come gabbiano in picchiata sul mare,
per fuggire da quelle che non capivi.
Le ho sentite e perse
quando mia madre
s’inondò di luce
per brillare in eterno,
ma oggi le ho qui,
dentro un pugno chiuse,
nucleo della vita
e più forti dell’amore:
indispensabili attese!
Si ripetono
in un ciclo perpetuo
e come la giovane risacca
è mare aperto
così la mano che semina tasta già le messi
quando la terra gonfia
e gravida germoglia.
La notte, figlia e madre del giorno,
mi accoglie tra le sue spire blu,
la nego e non m’abbandono
e mentre aspetto l’alba,
meraviglia del nuovo mattino,
apro il pugno e libero
le parole della speranza.
mi sono mille volte arresa,
e mille volte ancora le ho cercate,
ascoltate,
anche quel giorno
mentre scendevi le scale
come gabbiano in picchiata sul mare,
per fuggire da quelle che non capivi.
Le ho sentite e perse
quando mia madre
s’inondò di luce
per brillare in eterno,
ma oggi le ho qui,
dentro un pugno chiuse,
nucleo della vita
e più forti dell’amore:
indispensabili attese!
Si ripetono
in un ciclo perpetuo
e come la giovane risacca
è mare aperto
così la mano che semina tasta già le messi
quando la terra gonfia
e gravida germoglia.
La notte, figlia e madre del giorno,
mi accoglie tra le sue spire blu,
la nego e non m’abbandono
e mentre aspetto l’alba,
meraviglia del nuovo mattino,
apro il pugno e libero
le parole della speranza.
3. Poesia 3° classificata: “Cieli trasparenti e vita” di Sangervasio Antonio
Oggi
allo spuntar dei fiori,
nei tenui prati,
nel dissolversi di brina
sul lento corso,
al sollevar di sole,
nei bei cortili,
saro’ pronto alla vita,
ricusando
l’impazienza che m’alberga.
Allor
mi desto
in ripide di speranza.
Alla fine di questa esperienza ringrazio Annarita per lo splendido coordinamento, Stella per l’iniziativa, le autrici del logo e delle targhe, i membri della Commissione per il confronto e gli spunti di riflessione , ma soprattutto mi complimento con tutti coloro che hanno partecipato e si sono cimentati ad esprimersi sulla “Speranza”, un tema di ampia e non facile interpretazione.
A volte la poesia ha una forza evocativa di immagini e parole che fa vibrare il pentagramma dell’anima, oppure crea attese e pause di riflessione, di percezione. Di solito suscita silenzio nell’ascolto di chi comunica la propria interiorità , nella quale talvolta si scopre parte di sè.
Per queste ragioni apprezzo la poesia, nelle sue forme più o meno solenni, e per me è stato un piacere partecipare a questa bella iniziativa come (con)giurata
2 comments
“La notte lava la mente” di Mario Luzi
La notte lava la mente.
Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario Luzi
12 comments
1° Concorso di poesia “Ermes” – Chiusura fase preliminare
Le poesie selezionate dalla giuria, in base alla correttezza formale e alla pertinenza al tema della speranza, sono 16. Risultano quindi ammesse alla semifinale del 1° Concorso di Poesia “Ermes”.
Ora tocca a voi, cari lettori! Potete votare due poesie, esprimendo un voto da 6 a 10 con un commento nel blog “Poesie in vetrina” di Stella. Le due poesie accederanno alla finale insieme ad altre tre, scelte dalla giuria.
Qui potete leggerle ed esprimere le vostre preferenze.
Buona lettura e grazie a tutti coloro che hanno partecipato.
4 comments
A palazzo Oro Ror
Nel cuor della notte, ogni notte,
la veglia incomincia a palazzo Oro Ror.
In riva allo stagno s’innalza il palazzo,
soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.
Già lenta l’orchestra incomincia la danza,
la notte è profonda.
Comincian le dame che giungon da lungi,
discendon silenti dai cocchi dorati.
Dei ricchi broccati ricopron le dame,
ricopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati.
Finestra non s’apre a palazzo Oro Ror,
ma solo la porta, la sera, pel passo alle dame.
In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
Lo stagno ne specchia l’entrata,
e l’oro dei cocchi risplende nell’acqua estasiata.
L’orchestra soltanto si sente.
Si perde il vaghissimo suono
confuso fra muover di serici manti.
La veglia ora è piena.
Di fuori più nulla.
Silenzio.
Un cocchio lucente ancora lontano risplende,
s’appressa più ratto del vento
e rapida scende la dama tardante.
Se n’ode soltanto il leggero frusciare del serico manto.
Il cocchio ora lento nell’ombra si perde.
Aldo Palazzeschi
6 commentsPer Haiti
Bambina (che gioca) alla campana
L’unico piede
d’appoggio
urta la pietra piatta
ne misura lo scatto
ombrello
sull’alba della coscia
la gonna gonfia
come una bussola folle
e il volo sospeso delle ali
per bilanciare la gamba ripiegata
la cadenza esita e si assesta
ogni passo verso me comporta il rischio di una caduta
ed ogni secondo di azzardo è la nostra fortuna in equilibrio.
Paul Laraque ( poeta haitiano)
Traduzione: Giancarlo Cavallo
5 comments
Primo Concorso di poesia “Ermes”
Annunciaziò , annunciaziò!
Prende il via il primo concorso di poesia “Ermes”, in memoria di Alfio Petralia, giovane autore di talento , scomparso prematuramente a 23 anni il 10/12/1997. Il concorso è aperto a tutti gli utenti della rete che siano blogger, desiderosi di scrivere sulla speranza, che è il tema proposto. Il regolamento per partecipare è pubblicato sul blog POESIE IN VETRINA. Le poesie dovranno pervenire al succitato blog entro il 31 gennaio 2010, e dopo le fasi di ammissione, semifinale e finale, il 14 marzo 2010, sarà proclamata la poesia vincitrice del concorso .
Forza e coraggio, liberate l’anima e i versi rendendo merito alla “Poesia che aiuta il cuore a non invecchiare” (Romano Battaglia)
4 comments
Lo specchio
Lo specchio che hai fissato sul petto
è il segnale di un patto profondo
tu mi guardi mentre io ti guardo dentro
e se ti guardo dentro mi vedo.
Antonio Porta
22-8-1981
10 comments
Omaggio ad Alda Merini
Quando penso ad Alda Merini vedo uno spirito inquieto, consapevole della sua innata diversità, dovuta ad una straordinaria sensibilità e capacità di immergersi nell’animo umano con uno sguardo profondo ed appassionato. Ha cantato la vita nelle sue pieghe più sofferte , non immaginate, ma vissute in prima persona, dalle quali seppe risollevarsi e di cui ha lasciato traccia in una vastissima produzione poetica. La ricordo con le sue stesse parole, che restano profonde come impronte sulla terra, tenere , dolci e tormentate di vate solitario, talvolta incompreso nella sua genialità.
“No, non mi importa molto della poesia: la poesia è una delle tante manifestazioni della vita. È un modo di parlare, e può essere cattiva, buona, iraconda, inutile. È un modo di far teatro, è un modo di mascherarsi. La poesia può essere una maschera greca, un carnevale. Può essere una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. Sono tante le definizioni della poesia. Diciamo che la letteratura può essere anche un modo di sentirsi pazzi.
Un modo di parlare, di sentire e di sentirsi, di essere al mondo: ma modo irrinunciabile; investitura divina che non consente abiure; personalissimo, esclusivo esserci; condanna e dono insieme”
Lascio a te queste impronte sulla terra
Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.
“Si parla spesso di solitudine, fuori, perchè si conosce un solo tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiscienza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perchè loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo modo di vivere. In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l’una con l’altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l’ho preso più da nessuno, perchè ero guarita. Ma con il marchio manicomiale.”
(da L’altra verità ”Diario di una diversa”)
I poeti lavorano di notte.
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle
(in Testamento – Alda Merini)
4 comments
Il canto vuole essere luce (Federico García Lorca)
Il canto vuole essere luce.
Nel buio il canto ha
fili di fosforo e luna.
La luce non sa cosa vuole.
Nei suoi contorni d’opale,
incontra se stessa
e va via.
(da Canzoni- Federico García Lorca)
4 comments





