Archive for the 'poesie' Category
Lo specchio
Lo specchio che hai fissato sul petto
è il segnale di un patto profondo
tu mi guardi mentre io ti guardo dentro
e se ti guardo dentro mi vedo.
Antonio Porta
22-8-1981
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Omaggio ad Alda Merini
Quando penso ad Alda Merini vedo uno spirito inquieto, consapevole della sua innata diversità, dovuta ad una straordinaria sensibilità e capacità di immergersi nell’animo umano con uno sguardo profondo ed appassionato. Ha cantato la vita nelle sue pieghe più sofferte , non immaginate, ma vissute in prima persona, dalle quali seppe risollevarsi e di cui ha lasciato traccia in una vastissima produzione poetica. La ricordo con le sue stesse parole, che restano profonde come impronte sulla terra, tenere , dolci e tormentate di vate solitario, talvolta incompreso nella sua genialità.
“No, non mi importa molto della poesia: la poesia è una delle tante manifestazioni della vita. È un modo di parlare, e può essere cattiva, buona, iraconda, inutile. È un modo di far teatro, è un modo di mascherarsi. La poesia può essere una maschera greca, un carnevale. Può essere una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. Sono tante le definizioni della poesia. Diciamo che la letteratura può essere anche un modo di sentirsi pazzi.
Un modo di parlare, di sentire e di sentirsi, di essere al mondo: ma modo irrinunciabile; investitura divina che non consente abiure; personalissimo, esclusivo esserci; condanna e dono insieme”
Lascio a te queste impronte sulla terra
Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.
“Si parla spesso di solitudine, fuori, perchè si conosce un solo tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiscienza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perchè loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo modo di vivere. In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l’una con l’altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l’ho preso più da nessuno, perchè ero guarita. Ma con il marchio manicomiale.”
(da L’altra verità ”Diario di una diversa”)
I poeti lavorano di notte.
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle
(in Testamento – Alda Merini)
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Il canto vuole essere luce (Federico García Lorca)
Il canto vuole essere luce.
Nel buio il canto ha
fili di fosforo e luna.
La luce non sa cosa vuole.
Nei suoi contorni d’opale,
incontra se stessa
e va via.
(da Canzoni- Federico García Lorca)
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Dentro il frullo di cordicella
Dentro il frullo di cordicella
salta sveltissima mia sorella.
La cordicella le passa sotto
le passa attorno, giro perfetto
la cordicella le passa accanto
gabbietta d’aria, palla di vento
giro leggero di corda molle
tana lievissima di fune folle
salta sveltissima mia sorella
dentro il frullo di cordicella.
Roberto Piumini
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Mi sento solo.
Mi sento solo.
Mi sento solo come un verme solitario,
come un cammello quando incontra un dromedario,
come una freccia quando vola via dall’arco,
come un gorilla nella gabbia del bioparco.
Mi sento solo come un punto esclamativo,
come un articolo se manca un sostantivo,
come un incastro che non sa qual è il suo posto,
come un cucciolo abbandonato a ferragosto.
Mi sento solo come un anno bisestile,
come una perla che finisce in un porcile,
come un pollastro che conosce il suo destino.
Mi sento solo come solo può un bambino.
Janna Carioli
(da”I sentimenti dei bambini”-spremuta di poesie in agrodolce- ed. Mondadori ).
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Pioggia (Federico Garcia Lorca)
La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio
E’ un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.
E’ l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.
La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l’illusione inquieta di un domani impossibile
con l’inquietudine vicina del color della carne.
L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.
E son le gocce: occhi d’infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.
O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.
Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.
La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all’orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla
O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da’ all’anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!
Federico Garcia Lorca
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Ci hanno costretto a tacere
pitturando le nostre libertà
in grigi oceani di pianto
contando le nostre paure
in giorni, di aiuole antiche.
le nostre palpebre secche
raccolgono orbite di occhi
giovani, addolciti appena da soli lontani.
Incontaminati, lievi, giungono i nostri
respiri verso mondi ostili cullando gli incubi
eterni dei vostri giudizi.
Abdelkader Daghmoumi
Tratto dal numero speciale della rivista di letteratura multiculturale: “CAFFE’ MAROCCO” – Gli scrittori marocchini in Italia (Nov. 2005)
Foto da the Big Picture in appunti novalis
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Il Lonfo.
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
Fosco Maraini
Io skippo spesso, rifacendomi al linguaggio puerile dei puffi che puffavano. Confesso che ignoravo l’esistenza di una vera e propria tecnica letteraria, detta metasemantica, che gioca con parole senza senso. Dal suono e dalla posizione all’interno del testo si possono attribuire significati più o meno arbitrari a tali parole, quasi per associazione a suoni simili. Ebbene leggendo il sonetto di Fosco Maraini (autore di una raccolta di poesie intitolata Gnosi delle fànfole) mi sono fatta un’idea del lonfo e oggi, per pura coincidenza, mi sono imbattuta in un frusco lonfo lupignante al quale avrei affarferato un gniffo e son skippata fresta fresta, surprisendo intramente.
Senza pretesa, proviamo a lonfare qualcosa usando “la parola come musica e scintilla?”
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Prigioniera
PRIGIONIERA
Sui rami
indecisi
andava una fanciulla
che era la vita.
Sui rami
indecisi.
Con uno specchietto
rifletteva il giorno
che era un fulgore
della sua fronte pura.
Sui rami
indecisi.
Sulle tenebre
andava sperduta,
piangendo rugiada,
prigioniera del tempo.
Sui rami
indecisi.
Federico Garcia Lorca
Per le donne di Kabul che hanno osato protestare contro una legge che viola i fondamentali diritti umani. Per Sitara Achakzai , assassinata perché si batteva per il riconoscimento dei diritti delle donne afghane, spesso ridotte in schiavitù, costrette a matrimoni forzati e ad una vita senza libertà di scelta che le spinge al suicidio. Per le spose bambine, mercificate e private dell’infanzia.
Quanto è successo a Kabul è assurdo: la legge che ora il Presidente Hamid Karzai promette di fare rivedere, solo in seguito alle forti proteste dell’ONU, è priva di fondamento religioso, civile e umano.
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Per l’Abruzzo.
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A tiempe de sorve |
Al tempo delle sorbe
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Nu gricele alla vite…Me retrove
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Un brivido per la vita…Mi ritrovo ancora una collana di sorbe in mano; e quel pioppo ancora rimira giù nel fiume quella foglia gialla che trema e luccica, immalinconita in pizzo a un ramo nero; e ritorna su la voce per il colle: “Quando è tempo delle sorbe, amore amore, già l’estate ha imboccato la via per di là…” E pure questa mattina quella foglia si riaccartoccia a un soffio della montagna. E al di là di un velo di nebbia, in fondo in fondo ai campi, chi ancora chiama? Chi ridà una voce?
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