La Venere degli stracci a Ventimiglia

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Venere degli stracci a Ventimiglia

Nel cortile della chiesa delle Gianchette di Ventimiglia è arrivato l’esemplare extralarge della Venere degli stracci, opera del grande artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto, simbolo dell’Arte povera e icona della cultura del consumismo contemporaneo. È stata già accolta in contesti di frontiera e in luoghi di emergenza sociale come l’isola di Lampedusa e il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Roma e partirà poi a giugno per Bolzano. Già nell’aprile 2017 su un’aiuola al confine italofrancese di ponte San Ludovico Pistoletto collocò  il  Terzo Paradiso, una sequenza di massi a forma di otto rovesciato, dove  l’anno scorso ricordammo coloro che persero la vita nel tentativo di varcare quel confine.

“Gli stracci non sono solo stoffe, ma quel che resta degli abiti. Dentro ogni straccio è passato almeno una persona. Quindi c’è l’umanità, tutto quello che l’umanità ha vissuto e che rimane come residuo. E la Venere, con  la sua bellezza rivolta verso quegli scarti, rigenera la fine.”

dati accoglienza

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Una rigenerazione che a Ventimiglia si fa attiva e partecipativa nel donare nuove appartenenze a chi, in viaggio verso l’ignoto, è troppo spesso reso invisibile dalla perdita della propria identità. Da quest’opera d’arte contemporanea parte un messaggio importante di sensibilizzazione per l’attuale e drammatica situazione delle migrazioni in Europa e nel Mediterraneo. Arte che si fonde con la vita per promuovere responsabilità sociale, dialogo, relazione, un ponte culturale e umanitario  in una città che ha trovato in Don Rito  una figura di grande spessore per l’impegno nell’accoglienza, nel rispetto e nella cura dei migranti. Grazie a lui persone della società civile, di ogni nazionalità, età ed estrazione socioculturale, si sono attivate come potevano mettendo in pratica quei valori che sono alla base di ogni democrazia.

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È bello vedere come  a Ventimiglia, che ha una realtà complessa, confluiscano  volontari da ogni parte d’Italia e d’Europa. Sì, d’Europa. Voglio ricordare i ragazzi britannici  che hanno operato per i piccoli ospiti delle Gianchette, regalandoci poi  tutto il materiale rimasto, o i volontari di un’associazione tedesca che si sono adoprati perché le donne nascoste nel fiume potessero lavarsi, e tutti quei ragazzi e volontari francesi che ogni sera distribuiscono pasti e vestiti ai migranti di passaggio. Ricordo anche  una giovane insegnante universitaria venuta appositamente dall’America per capire cosa stesse succedendo a Ventimiglia e  in Italia con il fenomeno della migrazione. Aveva pianificato le sue ferie per parlare con rappresentanti istituzionali e volontari che operano per e con i migranti in varie parti d’Italia e raccogliere interviste e foto che le servivano per una pubblicazione.

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Ventimiglia nel suo piccolo di fatto  rappresenta la cultura in trasformazione, cosa che non può dirsi per altre città liguri, ma non dimentichiamo che  in fondo arte e cultura sono motori di  sviluppo territoriale.

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Oltre alla Venere nel cortile della chiesa delle Gianchette  ci sono altri stracci intrecciati in una rete da cantiere, anch’essa di scarto che diventa risorsa. L’intreccio consente la visione di un grande planisfero, un  mondo a colori per tessere relazioni e veicolare metafore, raccontare un nuovo tessuto sociale in una complementarietà di pieni e vuoti, collegati da un filo alla vela che consente di navigare alla Venere degli stracci. Al centro la riproduzione in carta d’alluminio del Terzo Paradiso, realizzata dai bambini delle scuole: due cerchi piccoli possono unirsi e trasformarsi in uno più grande, perché l’unione è sempre una risorsa e una forza.

Tempo fa scrissi, ricordando un giovane migrante:“Dicono che chi viaggia ha più strade, chi stende le ali e molla tutto si lancia in un’ avventura per allontanarsi dalla propria vita, con un senso di libertà e un brivido di paura. Per allontanarsi sì, ma anche arrivare prima a se stesso, cimentandosi in prove che solo lo sradicamento rende possibili. Forse di fronte alla libertà del mare hai sognato un porto in cui arrivare che valesse tutta quell’acqua da attraversare. Il mare ridimensiona e  cambia prospettiva, separa e unisce popoli e terre. Quel viaggio vi ha dato nuovi occhi, per sperare. “Sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove” (Marguerite Yourcenar) e c’è anche tanta bellezza in tutto questo.”

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20180519_144256Oggi riconosco che quest’esperienza è stata straordinaria; chiunque di noi riconosce che ci ha cambiati e arricchiti. Penso alla stazione di piazza Garibaldi della metropolitana di Napoli dove Pistoletto ha collocato le  immagini fisse di viaggiatori di ogni età su specchi  nei quali si riflettono quelli veri che salgono verso la città sulle scale mobili. Gente che va e viene in una quotidianità che si ripete, in un flusso vario e denso di energia e vissuti. Così ora alle Gianchette nella mostra di foto, video, diapositive, disegni, lettere, articoli di giornale, pietre colorate e nel librone di 13000 nomi di uomini donne e bambini di 50 diverse nazionalità c’è scritta un’importante pagina di storia, ci sono i passi, le testimonianze di un’umanità così umile da renderci partecipi delle loro vite e dei loro fiduciosi sorrisi. Questo è stato il piccolo grande miracolo di Ventimiglia, in un contesto socio culturale non facile, spesso indifferente, a volte chiuso e ostile, ma un miracolo che rigenera, dà speranza e commuove chi l’ha capito. Grazie a quanti lo hanno reso possibile, a tutte quelle 13000 persone in cammino, grazie per averci spronato a trovare nell’emergenza le risorse interiori per uscire da noi stessi, per incontrarvi, sostenervi come potevamo, e conoscervi  facendoci sperimentare che la diversità arricchisce davvero nel profondo e che ogni essere umano, con il suo vissuto e le sue speranze, merita rispetto in quanto tale.

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L’evento è stato promosso dalla Caritas diocesana di Ventimiglia-Sanremo, Ventimiglia CONfine Solidale , con la collaborazione di Cittadellarte- Fondazione Pistoletto, del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea, dell’Associazione Pigna Mon Amour di Sanremo e di spazio5 di Bolzano.

La mostra è aperta dal 18 maggio fino al 20 giugno presso la chiesa delle Gianchette ( venerdì- sabato – domenica dalle 10.00 alle 20.00)

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Buona fortuna, ragazzi!

Libertà di emigrare e diritto a non emigrare

In cammino…

Il MADRE di Napoli : tra i labirinti dell’arte contemporanea.

 

20151206_134826Nel centro storico di Napoli, in via Settembrini, a poca distanza dal Duomo con l’annessa mostra del tesoro di San Gennaro (da non perdere), e dal Museo Archeologico che ospita tantissimi reperti dell’arte greco-romana, esiste e resiste il MADRE, cioè il museo d’arte contemporanea, nato nel  2005 nel palazzo Donna Regina  e trasformato in sede museale dall’architetto portoghese Alvaro Siza. Per quattro anni il museo, diretto da Eduardo Cicelyn e Mauro Codognato, ha ospitato interessanti mostre e retrospettive.  Nel 2010 però, in seguito alle elezioni regionali con l’ avvicendamento dalla giunta guidata da Antonio Bassolino (PD) a quella  di Stefano Caldoro  (PDL), si è verificato un lento matricidio causato  dall’esaurimento dei  fondi disponibili e dai tagli alla cultura museale.

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Nel 2011 il Consiglio di Amministrazione del museo si dimise. Il MADRE murò ben  sedici interno MADREstanze ormai vuote,  perché tanti artisti ritirarono  le loro opere,  e le sei opere rimaste furono  esposte nelle rimanenti  tre.  Una desolazione  perché proprio il  Museo d’arte contemporanea aveva fatto confluire a  Napoli architetti e artisti di fama mondiale, che in seguito  hanno contribuito alla realizzazione della metropolitana, divenuta ormai una meta turistica ( qui i post sulle stazioni dell’arte ).

Dopo numerosi  appelli per non perdere questa risorsa culturale, con un nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione del MADRE, presieduto da  Pierpaolo Forte, e il  direttore Andrea Viliani in carica dal gennaio 2013, il museo sta rinascendo.  

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logo del MADRE“MADRE è l’acronimo di Museo d’Arte contemporanea  DonnaREgina, “un nome ancestrale, pieno di echi atavici e mediterranei, che parla di fecondità, nutrimento e potenza creatrice, attributi dell’arte di tutti i tempi.” Lo stesso logo del museo è un quadro in cui manca una porzione di lato perché aperto all’esterno e alle sue contaminazioni. Infatti questo museo d’eccellenza a livello mondiale ha attirato centinaia di artisti, italiani e stranieri, per aprire l’arte contemporanea  al pubblico di massa, ha rappresentato l’innovazione, un nuovo fermento culturale, la fantasia creativa che si rigenera nel panorama artistico internazionale, pur ancorando l’identità del museo al suo territorio.

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Museo d’Arte contemporanea  DonnaREgina ,

via Settembrini 79- Napoli

Segnalo la mostra di Daniel Buren “Come un gioco di bambini”

allestita fino al 04-07-2016

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Una delle strade più importanti di Napoli è via Toledo, cosiddetta a ricordo del viceré  spagnolo  don Pedro Alvarez de Toledo che in venti anni  di governo a Napoli (1532-1553) fu l’artefice di un piano di ristrutturazione e  di espansione della città verso la collina di San Martino, ove furono costruiti i popolosi quartieri spagnoli, e – potrei dire- di riqualificazione della vita cittadina. In pratica segnava il confine tra i vecchi e  i nuovi quartieri e ben presto divenne la  via più  lussuosa  e ben frequentata   della città grazie  agli  imponenti palazzi di banchieri e nobili d’Europa. Nel 1870 via Toledo fu chiamata  via Roma  in onore della  nuova capitale d’Italia per iniziativa del sindaco Paolo Emilio Imbriani ma il popolo napoletano, memore di un viceré che aveva fatto qualcosa di utile per la città, continuò a chiamarla via Toledo, così nel  1980 fu ripristinato l’antico nome.

 

cavaliere di Toledo

Toledo è una stazione dell’arte lungo la  linea 1 della metropolitana di Napoli,  che prende il nome appunto dalla centralissima  Via Toledo. La progettazione  di questa stazione, a cura dell’ architetto catalano Oscar Tusquets Blanca, è strettamente correlata alla riqualificazione degli spazi esterni  trasformati in zona pedonale. Qui  qualcosa di moderno e solenne è preannunciato dall’imponente  cavaliere di Toledo realizzato da William Kentridge, artista di fama internazionale molto affezionato a Napoli che  spesso ha  esposto le sue opere sia al Museo di  Capodimonte che al MADRE.  

 

mura aragonesi

 

Nell’atrio della stazione si trovano i resti delle mura aragonesi, mentre un calco di campo arato del Neolitico , trovato durante gli scavi, è esposto nel corridoio sotterraneo di Neapolis  nella stazione Museo.

 

mosaico kentridge- 3Lungo la parete d’entrata si snoda e spicca il bellissimo mosaico di tessere in pietra e pasta vitrea di William Kentridge con la processione di  tanti personaggi della storia di Napoli che  sfilano dietro  San Gennaro. 


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Camminano sul progetto della Ferrovia Centrale per la città di  Napoli, 1906 ( NaplesProcession) dal quale l’opera deriva il nome. A partire da sinistra compaiono l’ uomo megafono, l’ uomo con cimbali da Pompei, una figura da Mulino da Kinellis, un  musico con tammorra da Pompei, il mondo su zampe, l’artista e il suo doppio, l’uomo con volatile da Pompei, il venditore di tammorre, la  personificazione di strumento per rilevazioni geodetiche, una figura di donna da ceramiche di Capodimonte, l’ uomo compasso da carteggio, la donna sudafricana che trasporta la brace, la donna lampione dalla Coscienza di Zeno, la donna con la testa a croce suprematista, l’ uomo albero/atlante e  in testa al corteo  non poteva mancare san Gennaro,  protettore di Napoli.

Altro mosaico di Kentridge sovrasta le scale mobili,  s’intitola “ Bonifica dei quartieri bassi di Napoli in relazione alla ferrovia metropolitana, 1884” e spicca sul progetto iniziale della metropolitana di Lamont-Young.

SAM_3053mosaico kentridge 1kentridge- stazione toledoSAM_3034 - Copiacavaliere di Toledo- Kentridge

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Dalle figure bianche e nere dell’entrata si passa al giallo della terra e del tufo finchè non si arriva giù in fondo, a circa 40 m sottoterra , nelle profondità marine rese da mosaici azzurri che brillano sempre più   grazie  a giochi di luci LED e  alla luce solare che filtra da  lucernari e in particolare dall’ampio  Cratere della luce.cratere della luce- stazione toledo

 

robert wilson-stazione toledo

 

Le pareti sono ricoperte da onde in rilievo e , nella galleria di passaggio, dai pannelli del mare di Robert Wilson (By the sea… you and me).

 

 

men at work -stazione toledo

 

Salendo le scale si trova “Men at work” di Achille Cevoli, un riconoscimento del lavoro di  tutti gli operai che hanno  contribuito alla costruzione della metropolitana di Napoli.

 

 

The Daily Telegraph  ha definito la stazione  Toledo  come la  più imponente d’Europa,  sta di fatto che   nel 2013 ha vinto il premio Emirates Leaf  International Award come “Public  building of the year” . In effetti  i viaggiatori , ma anche i tanti turisti che la visitano,  sono catapultati  in un vortice di  luce e colore che trasmette  bellezza e serenità, astraendo dal reale

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particolare stazione università

 

Come mi ero ripromessa in questo post, ho proseguito il mio viaggio  nella metropolitana di Napoli per visitare  un’altra stazione della linea 1, quella che per tanto tempo ha reclamizzato il Metro Art Tour.

 

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È la stazione Università, che si affaccia in piazza Bovio di fronte al  palazzo della Borsa, sede della Camera di Commercio e poco distante dalle storiche sedi dell’Università Federico II e dell’Orientale nel frequentatissimo corso Umberto I, noto come il Rettifilo. È collegata alla meravigliosa stazione di via Toledo, cuore della città, e spero lo sarà presto  a quella di piazza Municipio e di Via Duomo, i cui lavori procedono lentamente anche a causa dei ritrovamenti archeologici.

 

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La stazione scende a circa 30 metri di profondità in un percorso che  è un’oasi coloratissima di geometrici effetti ottici, prevalentemente  rosa fucsia e verde acido ,  e di luminosi giochi di rispecchiamento  che distraggono  occhi e mente del viaggiatore dal caos cittadino. 

 

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Progettata dagli architetti Karim Rashid e Alessandro Mendini, stupisce non poco: qui “gli spazi incarnano i saperi e i linguaggi della nuova era digitale, trasmettono le idee di comunicazione simultanea, d’innovazione e di mobilità proprie dell’attuale Terza Rivoluzione Tecnologica, metafora del dialogo e della comunicazione tra gli esseri umani”. Vi si accede con un ascensore o con scale, fiancheggiate da un muro di piastrelle sulle quali compaiono le parole dell’era tecnologica. 

 

Sul piano delle obliteratrici spicca un’ enorme installazione di Rashid, intitolata Synapsi,SAM_0043 che rappresenta il reticolo neurale del cervello e due pilastri neri che riproducono profili umani, probabilmente  dell’architetto anglo-egiziano. Ai lati delle scale mobili pannelli di cristallo azzurro con decori serigrafati rivestono le pareti.

Sulle scalinate, che accompagnano all’uscita,  spiccano i profili di  Dante Alighieri e Beatrice: un omaggio di Rashid al Sommo Poeta per riconoscere l’importante e vitale legame tra la cultura umanistica e i  linguaggi contemporanei, particolarmente importante in una città dalla forte tradizione di studi universitari come Napoli.

Buon viaggio! La mia prossima tappa sarà alla stazione Toledo, inaugurata a giugno :)

 

L’arte contemporanea alla portata di tutti: le stazioni dell’arte di Napoli

L’arte pubblicamente esposta nelle stazioni  della metropolitana di Napoli (linea 1 e linea 6) è espressione  di una città culturalmente viva ed originalmente creativa. Ogni martedì è possibile effettuare una visita guidata gratuita, il Metro Art Tour, partendo  dalla stazione del Museo  alla scoperta delle  oltre 180 opere di 90 artisti contemporanei che, con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva, hanno reso possibile la realizzazione di un museo decentrato . Quando sono stata a Napoli il tour era stato sospeso e allora  ho girovagato da sola,e mi riprometto di proseguire  perchè sono riuscita a visitare parzialmente solo alcune stazioni della linea 1 in una  sorta di caccia al tesoro che si snoda nelle viscere della terra, anche a 50 metri di profondità, e risale con decine di scale mobili e ascensori fino in superficie.

 

La linea 1 della metropolitana è stata progettata da famosi architetti,  quali Gae Aulenti, Alessandro Mendini, Domenico Orlacchio, con criteri di funzionalità e luminosità, resa stazione Salvator  Rosa 1soprattutto attraverso  strutture di vetro e di acciaio, ed è stata abbellita da  numerose opere d’arte  contemporanea  che si trovano all’esterno e all’interno delle stazioni, negli atri,  lungo i corridoi, le pareti e  le  banchine del metro. Queste stazioni hanno spesso valorizzato i rioni, armonizzandosi nel contesto  con nuovi giardini, fontane  e parchi gioco, innovativi  elementi di arredo urbano, trasparenti  ascensori e guglie di vetro, superfici maiolicate. I viaggiatori, spesso sconsolati nell’andirivieni quotidiano,  usufruiscono non solo di un mezzo di trasporto, ma  di un originale ed elegante   connubio di arte e urbanistica. L’arte è a portata di tutti, di chi passa e spassa, si collega e si scollega nei labirinti sotterranei di Napoli.

stazione dante -napoliStazione Dante è stata la prima che ho visitato. Sono ancora in corso i lavori in direzione  di Piazza Garibaldi, sede della stazione ferroviaria, che  si sono più volte fermati a causa di continui ritrovamenti  archeologici. A piazza Dante, detta il Mercatello, tra il ‘500 e il ‘600 si svolgevano i mercati, finchè il Vanvitelli la ricostruì a metà del ‘700 per volere di re Carlo III. In effetti  la statua del re finì in piazza Plebiscito, prima perchè non voluta dai  repubblicani napoletani, poi  perchè soppiantata  dalla statua di Napoleone durante la dominazione francese ed infine da quella di Dante dopo  l’unità d’Italia.

frase Convivio stazione dante- napoli

La piazza è stata  ridisegnata dall’architetto Gae Aulenti, ed è diventata area pedonale con pavimentazione di pietra lavica. La stazione del metro è strutturata su 4 livelli, scende fino a 30 metri di profondità ed è dotata di 13 scale mobili e 5 ascensori. È un’elegante  combinazione di cristallo e di acciaio.  Scendendo verso i binari l’ opera di Joseph Kosuth in  tubolare di neon immortala  una frase del Convivio di Dante : “Lo calore e la luce sono propriamente: perchè solo col viso comprendiamo ciò, e non con altro senso.Queste cose visibili, sì le proprie come le comuni in quanto visibili, vengono dentro a l’occhio- non dico le cose, ma le forme loro- per lo mezzo diafono, non realmente ma intenzionalmente , si quasi come in vetro trasparente.E ne l’acqua ch’e ne la pupilla de l’occhio, questo discorso, che  fa la forma visibile per lo mezzo, si si compiute, perchè quell’acqua è terminata. Quasi come specchio, che è vetro terminato con piombo-, si che passar più non può, ma quivi, a modo d’una palla, percossa si ferma; si che la forma, che nel mezzo trasparente non pare ( ne l’acqua pare) lucida e terminata”. 

Seguono opere di Nicola De Maria (un mosaico Universo senza bombe, regno dei fiori, 7 angeli rossi), Michelangelo Pistoletto (il bacino Mediterraneo) e olii di Carlo Alfano.

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L’ installazione senza titolo  di  Jannis Kounellis con scarpe di donna e di uomo, cappelli, ecc.. tra  rotaie suscita una libera interpretazione della metafora.

 

 

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Materdei è un rione caratterizzato da edifici in stile liberty della prima metà  del ‘900 e dalla  chiesa rinascimentale di Santa Maria Mater Dei, da cui deriva il nome.

 

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 La stazione della metropolitana  l’ha riqualificato con un’area pedonale ricca di verde e di originali elementi di arredo urbano, mosaici, installazioni di ceramica e l’inconfondibile guglia  di acciaio e vetri colorati  dell’Atelier Mendini, che  spicca anche nella stazione di Salvator Rosa (zona Vomero) .

 

stazione Materdei È una delle stazioni  più colorate della linea 1, come si può vedere dalle serigrafiesulla banchina e dai mosaici che riprendono temi marini.

Qui si trovano le opere di Mathelda Balatresi,Anna Gili, Stefano Giovannoni, Robert Gligorov, Denis Santachiara, Innocente e George Sowden.

 

testa carafaStazione Museo, progettata d a Gae Aulenti, porta al Museo Archeologico Nazionale. È inconfondibile  per la riproduzione dell’ Ercole Farnese,che domina  la sala centrale, e l’originale della testa Carafa. Da questa stazione della Linea 1 si può raggiungere la stazione Cavour della Linea 2 della metropolitana attraverso  tapis roulant che si snodano nei lunghi corridoi sotterranei abbelliti dalle foto artistiche di fotografi napoletani.

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Nel corridoio che porta al Museo Archeologico si trova l’esposizione permanente  Neapolis, che raccoglie i  reperti archeologici  scoperti durante i lavori di scavo della metropolitana, in particolare nelle stazioni Municipio,Toledo,Università e Duomo. Essi risalgono all’insediamento di Partenope, fondata dai cumani verso la metà del VII secolo a. C., e di Neapolis tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a. C. (tra questi vasi  in vetro e terracotta,anfore funerarie e per alimenti, i modellini di  tre galere rinvenute in piazza Municipio, resti di abbigliamento di marinai e calzari,epigrafi). Una mostra che tempo fa  non ho potuto visitare perchè il corridoio era chiuso, ma che di sicuro non mi lascerò sfuggire.

  

Stazione Quattro Giornate prende il nome dalle quattro giornate d’insurrezione popolare, stazione 4 giornate- napoliche si svolse dal 27 al 30 settembre 1943 ed è nota  come la rivolta degli scugnizzi in quanto  i bambini di strada contribuirono alla vittoria. L’uccisione di un ragazzino di tredici anni, Filippo Illuminato, mentre lanciava una bomba contro un blindato tedesco, accese  molto gli animi e indusse tanti a reagire contro gli  occupanti  nazisti e a liberare la città, colpita da pesanti bombardamenti e rastrellamenti,  tant’è che le truppe alleate entrarono in una Napoli già liberata.

Quest’insurrezione del 1943  conferì alla città di Napoli la  Medaglia d’oro al Valor Militare ed è  ricordata  nel  Monumento allo Scugnizzo in piazza della Repubblica.

Sin dall’ingresso la stazione sembra  un museo d’arte moderna, ricco di pannelli di materiali diversi che ricordano le Quattro Giornate di Napoli. Le opere sono di Umberto Manzo, Anna Sargenti, Baldo Diodato, Maurizio Cannavacciuolo, Betty Bee e si trovano sia nel percorso di discesa che di salita.

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 La stazione di Salvator Rosa , nella zona del Vomero, è  stata disegnata dall’Atelier Mendini che ha realizzato  uno splendido abbinamento di arte,  urbanistica e storia .

stazione Salvator RosaArtisti  napoletani contemporanei della transavanguardia , quali Ernesto Tatafiore e  Mimmo Paladino, hanno  decorato anche gli alti palazzi adiacenti la stazione , valorizzando tutta l’area. La stazione  sembra una chiesa con colorate vetrate ad arco e marmi policromi, circondata da giardini ove spiccano  giochi per bambini, installazioni artistiche, aiuole maiolicate, i   resti romani della via Antiniana che collegava Neapolis e Miseno e di una chiesetta. Molto suggestiva l’opera d’arte moderna delle  Fiat Cinquecento nei pressi dell’ascensore. 

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La Stazione Vanvitelli è una delle più frequentate in quanto conduce al popoloso quartiere del Vomero e a  mete turistiche obbligate quali la Certosa di San Martino e Villa Floridiana, ed inoltre vi confluiscono le tre  funicolari che collegano il Vomero  con la parte bassa della città.

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Scendendo verso i binari  si può vedere la spirale con la sequenza numerica  di Fibonacci, realizzata da Merz. Poi  una carovana di animali preistorici , realizzati da Vettor Pisani, i grandi mosaici di Isabelle Ducroite, il masso che rompe il vetro di Giulio Paolini. Nei corridoi di uscita le foto di Gabriele Basilico e di Olivio Barbieri che riprendono particolari architetture  della città .

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Questo è stato uno degli itinerari turistici più sorprendenti  che ho fatto.

Alla prossima stazione :)